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Strage Erasmus: «Intervenga la magistratura italiana»

Giulia Sili
Strage Erasmus: «Intervenga la magistratura italiana»

In Spagna non è ancora cominciato il processo  per la morte di Elena Maestrini e di altre 12 ragazze. Il padre presenterà un esposto  

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gavorrano

L’incidente al bus spagnolo, nel 2016, causò 13 vittime tra cui Elena Maestrini di Bagno di Gavorrano.

Il processo in Spagna contro l’autista non è però ancora iniziato e il padre di Elena, Gabriele Maestrini, ha deciso di appellarsi alla magistratura italiana. È stato lui stesso a riferire l’intenzione ai microfoni della Rai.

Elena Maestrini è morta il 20 marzo 2016 insieme ad altri studenti in seguito al drammatico incidente stradale avvenuto durante il rientro da una gita a Valencia. «Stiamo valutando l’opportunità di fare un esposto alla magistratura italiana affinché possa aprire un’inchiesta parallela – spiega Maestrini nell’intervista andata in onda al Tg regionale – vogliamo andare avanti per Elena, per queste 7 ragazze italiane e per le 13 ragazze europee».

Nonostante tutto Maestrini afferma che l’esperienza Erasmus resta unica: «Per tutti quei ragazzi che la faranno, l’esperienza Erasmus è bellissima e che consiglio se svolta in sicurezza», sottolinea.

Per la famiglia Mestrini il tempo si è fermato al giorno di quel terribile incidente e oggi, oltre al dolore per il tempo passato senza aver avuto giustizia e verità sulle responsabilità della tragedia, resta la consapevolezza che al momento in Spagna è tutto fermo. Dopo tre archiviazioni e altrettanti ricorsi, nell’ottobre scorso era stato rinviato a giudizio l’autista del pullman, Santiago Rodriguez Jimenez. Ad oggi però la data della prima udienza non è stata ancora fissata proprio perché in Spagna tutti i processi sono stati annullati per l’emergenza sanitaria in corso. «La memoria è più forte del virus – aveva scritto il rettore dell’università frequentata da Elena, Luigi Dei – Oggi, quattro anni fa, vivevo il più terribile momento del mio mandato di rettore: avevo appena appreso la notizia della tragedia di Tarragona. Non avrei mai pensato di ritrovarmi da solo, guardando a distanza quella pietra incisa, a ricordare le nostre Elena, Lucrezia e Valentina, insieme a tutte le altre. Purtroppo possiamo abbracciarci solo a distanza in questa giornata di memoria, lo facciamo grazie alla tecnologia, ai social, a un mondo virtuale che oggi è il nostro più formidabile alleato in questa dura battaglia». A causa del virus non è infatti stato possibile fare la consueta commemorazione. «Avrei voluto portare dei fiori e deporli sotto la stele – ha proseguito il rettore – Fiori che ci conducano ai colori dei sorrisi di Elena, Lucrezia e Valentina e che magari ci accompagnino verso l’estate, verso quei mari per i quali le nostre ragazze volevano stupirsi e grazie ai quali speriamo e sogniamo la fine di questo incubo». Il timore è che anche questa volta non si arrivi ad una conclusione e, proprio per questo, il padre di Elena sta pensando di rivolgersi alla magistratura italiana. —

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di Redazione web