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Grosseto

alla leopolda 

Norma Parenti apre il teatro del post Covid

G.S.
Norma Parenti apre il teatro del post Covid

Sul palco l’attrice Chiara Migliorini ricorda la tragedia del ’44 Prima del sipario, l’appello per i lavoratori dello spettacolo 

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follonica

Tornare alla normalità significa anche tornare nei luoghi della cultura e nei giorni scorsi a Follonica si è tentato di farlo, nonostante i posti distanziati e le mascherine sul volto del pubblico contingentato. In scena, per la prima volta dopo mesi di buio, è andata Chiara Migliorini con il suo spettacolo dedicato alla partigiana Norma Parenti.

Per Follonica non poteva che essere questo il punto da dove riprendere il filo: il palco nel chiostro del teatro Fonderia Leopolda, all’aperto, dove una giovane donna ha raccontato una storia di resistenza. Una donna sola in scena, accompagnata soltanto da alcuni abiti appesi che sono diventati volti, sguardi e personaggi di una storia raccontata da Antonella Cocolli, Nadia Pagni e Anna Rita Tiezzi nel libro “Norma Parenti – Testimonianze e memorie”.

Uno spettacolo voluto dall’Anpi per raccontare la figura di Norma, partigiana e donna libera, tragicamente uccisa dal nazifascismo il giorno prima dell’arrivo delle forze di liberazione, il 23 giugno del’44.

Alle fine dello spettacolo, durante il quale Chiara Migliorini ha retto da sola un lungo monologo, l’attrice ha chiesto l’attenzione del pubblico per parlare dei diritti degli operatori dello spettacolo. Chiara, che si definisce una privilegiata per aver avuto la possibilità di essere tra le prime attrici a tornare sul palcoscenico, ha voluto dare voce a chi in questo momento non ne ha. «Finalmente i teatri sono di nuovo aperti. Ma io resto a casa – ha detto Chiara citando le parole del movimento “E come Eresia” – Io che son fatto della stessa sostanza di cui son fatti i sogni mi son risvegliato in un incubo: i teatri riaprono ed io resto a casa. E anche accanto a voi un posto resterà vuoto».

I teatri non riaprono per tutti, ma solo per alcuni: Chiara ispirandosi al movimento che rivendica i diritti dell’immateriale, ha voluto puntare la luce su tutto quello che si è perso in questi mesi e su quanto il mondo dello spettacolo sia ad oggi in uno stato di prostrazione. «Il vuoto non è assenza – ha detto – L’assenza è quella dello Stato, che si mostra muto, sordo e del tutto insensibile di fronte ai nostri appelli. Non possiamo toccarci adesso. Non possiamo passarci un oggetto. Non possiamo ballare insieme, interagire fisicamente. Non possiamo. Non posso. Ma posso chiedervi di essere con me. Non basta dire che i teatri sono aperti. Il testimone passa a voi. Non lasciate che il nostro appello resti senza risposta. Aiutateci a raccontare e diffondere la nostra storia comune». Lo spettacolo “Io sono qui”, andato in scena martedì sera e ieri, ha registrato il tutto esaurito. — G.S.

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