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Grosseto

Microcomuni Dopo vent’anni aumenta l’indennità dei sindaci

Francesca Ferri
Microcomuni Dopo vent’anni aumenta l’indennità dei sindaci

Via libera dalla Conferenza Stato-città: chi amministra centri fino a 3mila abitanti passa a 1.300 euro netti al mese  

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Francesca Ferri

Il governo lo aveva annunciato a dicembre: ai sindaci dei comuni più piccoli, fino a 3mila abitanti, sarà aumentata l’indennità dal 1.291 a 1.659 euro lordi al mese, circa 1.300 euro netti. Sei mesi dopo il mondo è stato rivoluzionato dall’emergenza sanitaria, ma il Covid non ha cancellato quell’impegno. Il 25 giugno la Conferenza Stato città e autonomie locali ha dato il via libera all’incremento dell’indennità riconosciuta agli amministratori dei centri con popolazione fino a 3mila abitanti, con decorrenza dal 1º gennaio 2020.

Secondo il decreto ministeriale 119/2000 ai primi cittadini dei comuni fino a mille abitanti spettavano 1.291,14 euro lordi e a quelli dei comuni tra 1.001 e 3mila abitanti 1.446,08 euro lordi.

L’indennità per i sindaci si calcola sulla base di quanti abitanti ha il comune. Finora i primi due scaglioni erano fino a 1.000 abitanti 1.291,14 euro, e da 1.001 a 3.000 1.446,08 euro. D’ora in poi ci sarà un unico primo scaglione fino a 3mila abitanti, che prevede un’indennità di 1.659 euro al mese. Restano gli alti scaglioni: da 3.001 a 5mila 2.169,12 euro; da 5.001 a 10mila 2.788,87 euro; da 10.001 a 30mila 3.098,74 euro, da 30.001 a 50mila 3.460,26 euro; da 50.001 a 100mila 4.131,66 euro; da 100.001 a 250.000 5.009,63 euro; da 250.001 a 500mila 5.784,32 euro, oltre 500mila 7.798,50 euro.

In provincia di Grosseto l’aumento riguarda i sindaci di nove comuni: Roccalbegna, con i suoi 967 abitanti, e Seggiano, 981 anime (i dati sugli abitanti sono aggiornati al 1° gennaio 2019); Semproniano (1.061), Montieri (1.178) Monterotondo Marittimo (1.316), Castell’Azzara (1.408) e Isola del Giglio (1.436); Campagnatico (2.369), Cinigiano (2.474) e Santa Fiora (2.560).

In realtà, non per tutti arriveranno sul conto corrente i 1.300 euro netti a fine mese.

Quello che spetta ai primi cittadini, infatti, non è uno stipendio ma una sorta di rimborso spese su cui si pagano le tasse, calcolato sulla base di quanti abitanti ha il comune.

Le cifre, tuttavia, possono ulteriormente assottigliarsi a causa di diversi fattori. Se il sindaco è lavoratore dipendente e – una volta eletto – decide di non mettersi in aspettativa, la sua indennità sarà dimezzata (e gli spettano 48 ore di permesso retribuito). Lo stesso se è pensionato. Chi è libero professionista, invece, prende l’intera indennità poiché i lavoratori autonomi hanno maggiori oneri fiscali e previdenziali.

È così che in provincia di Grosseto ci sono anche sindaci ai quali spettano davvero le briciole, nonostante il loro sia un lavoro di responsabilità, che è anche responsabilità penale, civile ed erariale. E se incappi nell’errore, paghi di tasca tua.

Il Tirreno lo ha raccontato lo scorso dicembre. Nei comuni sotto i 3mila abitanti si andava dai 450 euro netti di Massimo Galli, sindaco di Roccalbegna, e di Giacomo Termine, collega a Monterotondo Marittimo, entrambi dipendenti pubblici e perciò obbligati a vedersi dimezzata l’indennità (Galli è agente della Municipale di Grosseto e Termine lavora al Comune di Gavorrano), ai 1.219 di Romina Sani, sindaca di Cinigiano.

E 1.200 euro è, del resto, la media percepita da tutti i ventotto sindaci della provincia.

«È un aumento minimo, ma almeno è qualcosa», dice Massimo Galli da Roccalbegna, il comune più piccolo in assoluto, in provincia, per numero di abitanti: 967. «Io sono dipendente pubblico – aggiunge – e se anche prenderò la metà, per lo meno posso contare sul mio stipendio da dipendente. Ma per chi vuole fare il sindaco, con le cifre che c’erano finora diventava difficile. Non ti ci paghi nemmeno l’assicurazione. È vero che quello che amministro è un comune piccolo, ma l’impegno è come in un comune grande, e anzi di più. Mancando il personale, a volte fai anche il lavoro dell’impiegato. E non stacchi mai; si cerca il sindaco anche se si brucia una lampadina al cimitero».

Insomma, in questo caso l’aumento di “stipendio” pare davvero non avere niente a che fare con i privilegi di “casta”. «Capisco che agli occhi del cittadino aumentare gli stipendi degli amministratori pubblici possa far storcere il naso – dice Luca Grisanti, sindaco a Campagnatico, 970 euro netti al mese finora – ma bisogna valutare i rischi e la sproporzione rispetto a quanto prende, faccio un esempio, un consigliere regionale, che ha responsabilità zero e indennità nove volte più alta rispetto a quella che prende un sindaco come me. Insomma, capisco la spening review, ma fa fatta altrove, altrimenti scoraggi le persone che vogliono impegnarsi per la loro comunità».

Quanto alla comunità, «questi aumenti non graveranno sulle casse comunali – fa notare Grisanti – perché è stato istituito, presso il Ministero dell’Interno un fondo da 10 milioni».

Sempre la Conferenza Stato-città e autonomie locali ha deliberato la suddivisione: 5,3 milioni andranno agli oltre 1.600 Comuni fino a mille abitanti, 4,7 ai Comuni tra mille e 3 mila abitanti.

«Il terreno perso dal punto di vista della considerazione degli amministratori non si recupera con questo decreto, ma comunque è meglio di niente – commenta da Santa Fiora il sindaco Federico Balocchi, 990 euro al mese fino ad oggi –. Sicuramente per la prima volta da 20 anni la politica ha preso atto di un problema che riguarda i sindaci, ma anche assessori e consiglieri. Nel caso di questi ultimi, non è normale che ti ritrovi a parlare di delicate questioni urbanistiche per 6,70 euro a consiglio comunale. Per la prima volta non si parla di tagli, ma di aumenti. Resta il fatto che prima dell’euro un sindaco prendeva 2 milioni e 800mila lire al mese, che non corrispondono assolutamente ai 1.400 euro di oggi».

Nell’altro microcomune amiatino, Seggiano, il sindaco Daniele Rossi parla di «un’attenzione verso piccoli comuni la cui promessa il governo ha mantenuto. Le intenzioni – dice – erano più che buone e questa filosofia non va abbandonata. I piccoli comuni, però, hanno soprattutto bisogno di credere che qui si possa vivere. E ad essere veramente necessarie sono le infrastrutture. Le strade fanno davvero schifo, sono mulattiere, non strade. E anche le infrastrutture digitali vanno potenziate. Da noi stanno completando la banda larga. Sono queste cose che servono». E il turismo, che in molti piccoli borghi gioiello è un motore dell’economia. «In agosto sarà necessario avere iniziative di accoglienza – dice il sindaco –. Questo è il vero ruolo che ci compete: dimostrare che non siamo addormentati ma in fase di ripresa galoppante». —

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