Il Tirreno

Grosseto

Coronavirus, ci salveranno i borghi Così i giovani sceglieranno la “vita di paese”

giovanna mezzana
Coronavirus, ci salveranno i borghi Così i giovani sceglieranno la “vita di paese”

Il candidato alla presidenza della Regione per il centrosinistra Eugenio Giani illustra un suo progetto per i centri mignon  «Penso a contributi fino a 20mila euro per acquistare la prima casa in favore di coppie che muovono i primi passi»  

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l’intervista

giovanna mezzana

C’è un dato oggettivo che l’emergenza sanitaria da coronavirus lascia all’Italia e alla Toscana: le città più densamente popolate sono più esposte in caso di pandemia. Grosseto, che è la provincia toscana con il minor numero di residenti per chilometro quadrato – 49 abitanti al 1° gennaio 2019, secondo l’Istat – è anche quella che ha avuto il minor numero di contagi – 432 secondo la Regione, 401 secondo l’Asl sud est, dato aggiornato al 25 giugno – ma anche di decessi (24). Dalla Lunigiana a Capalbio, sull’andamento dei contagi hanno inciso diverse variabili – dai focolai negli ospedali e nelle Rsa, alla “calata” da nord di inizio marzo dei vacanzieri (è il caso della Versilia e di Massa-Carrara) – ma gli esperti concordano: la densità di popolazione è un fattore dirimente. Ebbene, è (anche da qui) che si può partire per progettare la Toscana del futuro secondo Eugenio Giani, presidente del consiglio regionale e candidato per il centrosinistra alla carica di governatore per la tornata elettorale che il 20 settembre – al netto di colpi di scena – porterà i toscani al voto. La candidatura di Giani è stata ufficializzata da tempo e si affianca a quella più recente di Susanna Ceccardi, l’ex sindaca di Cascina su cui punta il centrodestra, di quella della consigliera regionale Irene Galletti per il M5s, del consigliere regionale Tommaso Fattori per Toscana a sinistra e di Marco Barzanti, massetano, candidato per il Pci e segretario regionale del partito. Ed è proprio partendo dall’eredità di consapevolezze lasciata dalla pandemia che Giani alza il velo su di un suo progetto – la “valorizzazione della Toscana diffusa” – pensando anche e soprattutto ai paesi mignon della Maremma e dell’Amiata.

Cosa intende per valorizzazione della Toscana diffusa?

«Significa che tutti i borghi devono avere dignità municipale in termini di servizi offerti, e con l’obiettivo di tenere a sé le nuove generazioni: perché altrimenti, giorno dopo giorno, perdiamo pezzi della nostra identità; e invece sono tremila anni che la Toscana attrae dal mondo visitatori perché ogni suo angolo è un presidio di storia, tradizione e valori. Insomma, significa tenere le famiglie nelle realtà in cui crescono».

Come si può incentivare i giovani a rimanere in un piccolo borgo dell’Amiata?

«Innanzitutto penso a un contributo in conto spese fino a 20mila euro da finalizzare all’acquisto della prima casa per le giovani coppie che intendono vivere in borghi sotto 5mila abitanti; o in frazioni anche di città che contano tra mille e duemila residenti: penso, per esempio, a Montepescali di Grosseto».

Poi servirà altro...

«Sì. Supponiamo che una coppia viva a Castel del Piano: lui lavora a Grosseto e lei vive bene l’attaccamento al piccolo centro dove può contare su di una rete di relazioni anche parentali. In tal caso siamo su di un crinale; il pendolarismo di lui deve diventare plausibile, giustificato, il paese deve essere attraente per i servizi che offre: banche, Poste, impianti sportivi, scuole adeguate, Internet accessibile per tutti, il servizio di trasporto pubblico deve essere efficiente, le strade per raggiungere gli altri centri scorrevoli».

Come intende procedere?

«Penso che all’indomani della composizione del consiglio regionale si debba creare una commissione “per il contrasto allo spopolamento”; la Regione può dialogare con gli enti che devono mantenere i servizi in loco (dalle banche alle Poste) e può interfacciarsi con il ministero dell’istruzione per ottenere deroghe salva-classi. E può inserire nel piano straordinario delle opere investimenti consistenti per strade e servizi pubblici».

Cosa le ha indotto il modello della Toscana diffusa?

«È una visione post-Covid. La pandemia ci ha insegnato che le città con un’eccessiva densità abitativa sono più vulnerabili. La Lombardia ha un’estensione di 24mila Km quadrati e 10milioni abitanti, la Toscana ha un’estensione di 23mila Km quadrati e 3 milioni e 700mila abitanti; in Lombardia i decessi sono stati oltre 16mila, in Toscana un migliaio: perché la Toscana è “più diffusa”. E i piccoli borghi possono “contrastare” il virus e garantire qualità della vita».

Per la Maremma potrebbe essere un buon modello? Perchè?

«Perché è un caso emblematico: è stata l’unica terra che fino al 1897 ha avuto un capoluogo (Grosseto) e un vicecapoluogo (Scansano): ed esisteva il concetto di estatura. Insomma: è un territorio in cui, per tradizione, si cercano luoghi dove vivere bene, che poi sono i luoghi della Maremma diffusa».

Ha un “borgo del cuore”?

«Sono legato a Santa Fiora, la contea degli Aldobrandeschi ma anche ad Arcidosso, la terra del Profeta Lazzaretti. E poi.. nei vapori dello zolfo delle Cascatelle di Saturnia da giovane ho ritrovato me stesso». –

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