Il Tirreno

Grosseto

l’intervista  

Pazienti oncologici 900 televisite durante il lockdown

Gian Ugo Berti/
Pazienti oncologici 900 televisite durante il lockdown

3 MINUTI DI LETTURA







È stato forse il timore di poter contrarre l’infezione da coronavirus a limitare l’accesso dei pazienti alle strutture del polo oncologico di Grosseto. Per il resto «eccellente ed efficiente» si è dimostrato il livello dell’attività all’Ospedale in questo settore: lo sostiene Carmelo Bengala, direttore dell’unità operativa di oncologia all’ospedale di Grosseto. Il ricorso alla telemedicina ha comunque consentito di mantenere i contatti già previsti, con telefonate alla stessa ora e allo stesso giorno. Anche in un’eventuale ripresa dell’infezione – secondo Bengala – il sistema è pronti per fronteggiare la situazione.

Come valuterebbe la qualità dell’assistenza ai malati oncologici a Grosseto e provincia, durante il lockdown?

«Mi sento di dire che l’attività è stata eccellente e efficiente. Il nostro timore era che i pazienti decidessero di non venire a visite e controlli per paura di poter contrarre l’infezione: una paura, la loro, più che legittima. Nonostante tutte le comprensibili difficoltà, abbiamo comunque mantenuto i percorsi totalmente attivi per le diagnosi e le terapie, come da disposizione regionale».

Quali sono i dati relativi alle visite di controllo a febbraio, marzo e aprile? Quanti pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico? È una cifra in linea con la media annuale?

«L’attività dell’unità operativa di oncologia medica si è mantenuta costante e tra marzo e maggio sono state fatte circa 900 visite di controllo come televisite, tramite contatto telefonico. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, come peraltro in molti altri centri oncologici, si è registrato un lieve calo dell’attività chirurgica, proprio per quel timore di contrarre l’infezione che ha indotto molti pazienti a rinunce a interventi già programmati, questo soprattutto nei mesi di aprile e maggio».

Associazioni di medici e di pazienti hanno espresso forte preoccupazione per le scelte di ridurre o sospendere l’attività oncologica durante il periodo del Covid-19. Come giudica questa presa di posizione?

«L’attività dei percorsi oncologici non è mai stata sospesa durante la fase di emergenza. Nel nostro polo oncologico sono sempre proseguite regolarmente le procedure di diagnosi, studio e cura dei tumori con il grande lavoro svolto da medici, infermieri, tecnici, sanitari coinvolti nel percorsi oncologici: radiologia, anatomia patologica, laboratorio, endoscopia, radioterapia, chirurgia generale e specialistiche, farmacia, unità operative di area medica. Abbiamo comunque fatto ricorso alla telemedicina, contattando telefonicamente i pazienti per consulto alla stessa ora ed al medesimo giorno già stabilito».

La sospensione delle visite preventive territoriali potrebbe aver creato diagnosi tardive?

«Dal confronto con altri centri oncologici a livello nazionale sta emergendo l’ipotesi di possibili ritardi diagnositici dovuti al periodo di lockdown forzato con tutte le misure adottate per prevenire la diffusione del contagio. Non abbiamo al momento dati certi su questo argomento».

Qual’è la percentuale di malati che provengono da fuori provincia?

«Si tratta del 6 per cento circa. La percentuale è incrementata in questi anni e ora si mantiene costante».

Nell’eventuale ripresa dell’infezione da Coronavirus in autunno, manterrete sempre il vostro livello assistenziale?

«La nostra attività proseguirà con la stessa modalità e efficienza di quella adottata nei mesi scorsi». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze