Lutto
Il coronavirus è ancora fra noi Fare tamponi resta necessario
Antonio Perrella, direttore della Pneumologia di Grosseto, spiega le conseguenze sugli organi e l’importanza di tenere alta la guardia
l’intervista
gian ugo berti
Dopo tre mesi di duro lavoro, un primo risultato nella pandemia è stato raggiunto a Grosseto.
La fase acuta è alle spalle, ma non possiamo parlare di scomparsa del virus, in quanto sono possibili nuovi focolai. Per evitare tutto ciò, è bene continuare ad effettuare i tamponi.
Lo sostiene Antonio Perrella (nella foto in alto a destra), direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia all’ospedale di Grosseto.
Al momento andranno monitorizzati i pazienti con pregressa polmonite da Covid-19 per valutare l’insorgenza di fibrosi polmonare. Il Covid 19 passa, ma spesso lascia il segno.
Cosa succede, nella fase acuta, all’interno del polmone?
«Il Covid-19 è un virus e come tale, a livello polmonare, provoca una polmonite “interstiziale”, cioè va a localizzarsi prevalentemente in una zona del polmone posta fra gli alveoli e il sangue dove avvengono gli scambi respiratori fra ossigeno ed anidride carbonica (il primo con direzione verso il sangue e quindi verso tutti gli organi e apparati, l’anidride carbonica dal sangue ai polmoni e poi espulso all’esterno). È evidente che una infiammazione a questo livello determina una riduzione dei valori fisiologici sia dell’ossigeno che dell’anidride carbonica dando luogo ad un quadro clinico noto come insufficienza respiratoria acuta che va a complicare l’infezione da Covid».
È vero che gli effetti dannosi sulla respirazione possono richiedere anche diversi mesi per il recupero della normale funzionalità polmonare? Rimangono anche lesioni permanenti sulla struttura dei polmoni, fino a richiedere l’uso della terapia a base di ossigeno?
«Quando abbiamo dimesso i pazienti con polmonite da Covid, abbiamo prescritto una terapia a lungo termine atta a completare la guarigione e scongiurare, per quanto possibile, l’insorgenza di “fibrosi polmonare”. Siamo ancora in fase di controllo ambulatoriale e non abbiamo dati che evidenzino la comparsa di tale patologia: diciamo che nei pochi controlli analizzati non si evince l’insorgenza di fibrosi polmonare. Analizzando la letteratura internazionale si può affermare che ancora non vi sono studi che dimostrino tale evenienza, siamo ancora nella fase di ipotesi. Non è assolutamente detto che chi ha avuto una polmonite interstiziale da Covid sviluppi una fibrosi polmonare».
Quando deve essere impiegata la terapia?
«La necessità dell’uso di ossigenoterapia domiciliare, al di là della fase acuta, può manifestarsi nella prima fase domiciliare post-ricovero, allorquando può dimostrarsi efficace un supporto di ossigeno. Successivamente può essere efficace nei quadri di fibrosi polmonare, ma ancora, come dicevo prima, non si hanno evidenze scientifiche. In ultima analisi poi va detto che l’uso dell’ossigeno domiciliare è solo secondario allo sviluppo della fibrosi, ma sempre in relazione all’estensione polmonare: qualche piccola cicatrice non determina necessità di ossigenoterapia né grandi impedimenti nella qualità della vita di tutti i giorni».
Anche se è ancora troppo presto per avere un quadro preciso sul da farsi, se la situazione fosse particolarmente grave, è ipotizzabile la necessità di ricorrere all’impiego delle cellule staminali?
«A mia conoscenza, fra tutti gli studi sulla fibrosi, non ho notizie circa l’impiego di cellule staminali».
Come è, nel dopo Covid, la situazione a Grosseto e provincia in questo settore?
«Qui da noi, la fase acuta è alle spalle. Il virus è ancora in mezzo a noi, ma abbiamo imparato a combatterlo. Qualcuno dice che è mutato e che è meno aggressivo: non abbiamo dati scientifici in nostro possesso per affermare questo. Comunque è assolutamente necessario continuare ad eseguire tamponi in gran numero, soprattutto per evitare foci di riaccensione di focolai epidemici; la storia recente ci ha insegnato che quanto prima identifichiamo i portatori del virus, soprattutto fra gli asintomatici, tanto prima possiamo curare, isolare e sorvegliare evitando il diffondersi del virus soprattutto nelle categorie di persone a più alto rischio». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
