Il Tirreno

Grosseto

Scarsa documentazione e tanti dubbi Per i gessi rossi servono altre soluzioni

roberto barocci* ; *presidente del Forum Ambientalista Grosseto
Scarsa documentazione e tanti dubbi Per i gessi rossi servono altre soluzioni

Roberto Barocci (Forum Ambientalista) ripercorre le tappe del progetto di stoccare a Pietratonda il materiale della Tioxide 

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l’intervento

Il progetto della società Accornero srl di stoccare i gessi rossi della Tioxide nelle ex cave di Pietratonda, nel comune di Campagnatico, sta provocando una forte levata di scudi da parte di associazioni e amministrazioni. Sul tema interviene oggi Roberto Barocci, presidente del Forum Ambientalista di Grosseto.



roberto barocci*

La vicenda di Pietratonda non riguarda solo il piccolo paese di Montorsaio, ma per le dimensioni delle opere dovrebbe coinvolgere tutta la popolazione di Campagnatico, Civitella Paganico e Roccastrada, nonché della provincia.

Per capire di cosa si sta parlando si deve approfondire per punti strettamente connessi.

Il progetto è stato presentato allo sportello intercomunale delle Colline grossetane con i documenti tecnici di una semplice pratica edilizia, senza alcuna valutazione sulle caratteristiche del milione di metri cubi che si vorrebbero scaricare in quella valle e dei probabili danni ambientali che verrebbe a subire il sito, già programmato nel Piano Strutturale come Parco naturalistico, vicino ad un Sito di Interesse Comunitario (SIC), l’area protetta di Monte Leoni.

È stato presentato come un adempimento dettato da una Ordinanza del Tribunale di Grosseto, quando invece è tutt’altra cosa rispetto alla esecuzione di una rinaturalizzazione e messa in sicurezza di una cava abbandonata.

La rinaturalizzazione di una cava comporta normalmente il rimodellare le pareti verticali con scarpate, ripristinando le pendenze preesistenti allo scavo della cava con rivestimenti di terra e con vegetazioni locali. A Pietratonda servirebbero poche migliaia di metri cubi di terra.

Viceversa il progetto, che prevede una discarica di un milione di metri cubi, cancella la valle di Pietratonda, trasformandola in un altopiano, con la superficie, a fine lavori, posta alla stessa quota dei due crinali contrapposti che oggi delimitano la valle.

Il materiale depositato nella discarica è un rifiuto speciale, i gessi rossi Tioxide, analizzato a fondo negli ultimi trent’anni; tutte le analisi confermano che tali rifiuti vanno depositati in luoghi in cui non vengano a contatto né con acque meteoriche né con acque di falda, che altrimenti vengono contaminate.

Su di essi negli anni 2010 – 2016 è stata condotta una sperimentazione, voluta dalla Regione Toscana, allo scopo di verificare se la copertura a base di gesso Tioxide avrebbe o meno influenzato le caratteristiche chimiche del percolato, delle acque di drenaggio e di ruscellamento, rispetto ad un campione con copertura naturale.

I risultati della sperimentazione, comunicati allo stesso Ufficio regionale che oggi conduce i lavori, hanno dimostrato che la copertura a base di gesso rosso ha modificato la composizione delle acque di ruscellamento facendo mancare la maggioranza degli obiettivi prefissati. D’altra parte è noto che tali gessi rossi sia a Scarlino che a Montioni, dove sono stati usati a copertura di aree degradate, hanno inquinato falde e corsi d’acqua superficiali in occasioni di forti precipitazioni.

La normativa consente l’utilizzo di tale rifiuto, ma solo se è accertato che il suo uso non costituisca un pericolo per la salute dell’uomo e non rechi pregiudizio all’ambiente.

Pertanto per l’ambiente rimane essenziale che non venga a contatto con l’acqua. Su questo punto i progettisti sono stati molto evasivi scrivendo che “si ipotizza” che la cava di sabbie silicee abbia fondo e, in particolare, sponde con argille impermeabili, fatto quest’ultimo poco credibile per una cava di sabbia, difforme dalle pareti oggi visibili e, soprattutto, in netto contrasto con le testimonianze di coloro che hanno lavorato in quella cava.

Questi testimoniano che quando la cava era in esercizio erano costantemente in funzione le pompe installate dalla direzione per allontanare le acque che scendevano nella cava, provenienti delle falde intercettate dagli scavi.

Per la salute dell’uomo si dovrebbe invece usare il principio di precauzione, in quanto nel 2017 è stato pubblicato il parere del Consiglio per la Valutazione dei Rischi dell’Unione Europea (Rac), procedimento n. 13463-67-7, con il quale viene confermata la classificazione per il biossido di titanio come possibile cancerogeno per inalazione di Categoria 2, H351. Nel progetto, nulla è stato scritto circa la percentuale di presenza di biossido di titanio nei gessi rossi.

In conclusione hanno perfettamente ragione i sindaci di Campagnatico e Civitella Paganico a dichiararsi preoccupati per una procedura autorizzativa sicuramente anomala, con un progetto non affatto prescritto dalla Magistratura, con scarsa documentazione prodotta, con grossi dubbi di legittimità per la mancanza di molti pareri che dovrebbero essere preventivamente raccolti.

Inoltre, la proposta progettuale di trovare un deposito ai gessi rossi avrebbe dovuto coinvolgere pubblicamente tutta la provincia nella ricerca di una soluzione alternativa possibile ed auspicabile.

Per tali finalità abbiamo presentato in Regione le Osservazioni al progetto presentato nella speranza che le persone oneste si facciano sentire.

*presidente del Forum

Ambientalista Grosseto



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