Toscana
Periccioli difende il revamping «Quel progetto guarda al futuro»
Il sì all’interruzione della nuova procedura di valutazione di impatto ambientale dell’inceneritore di Scarlino è arrivato venerdì dal consiglio Regionale della Toscana dove è stata votata all’unanimità la mozione presentata da Sì-Toscana a Sinistra. Nell’atto i consiglieri Tommaso Fattori, candidato presidente della Regione, e Paolo Sarti hanno chiesto alla giunta di tener conto della sentenza del tribunale di Grosseto che inibisce la prosecuzione dell’attività dell’inceneritore a tutela della saluta pubblica e viene chiesto di dar seguito a atti di indirizzo già approvati dal consiglio come la mozione del 2019, presentata sempre da Sì-Toscana, per la chiusura dell’impianto e il mantenimento dei posti di lavoro. Oggi ad intervenire sulla questione è Moreno Periccioli, presidente di Scarlino Energia, la società che gestisce l’impianto di Scarlino e che ha presentato alla Regione il progetto di revamping. «Si continua a disinformare l’opinione pubblica continuando a rappresentare, per fini strumentali e elettorali, uno scenario industriale e autorizzativo ormai superato – dice Scarlino Energia – visto che tutte le contestazioni e sollecitazioni contenute nella mozione si riferiscono alla configurazione dell’inceneritore ormai chiuso da ben cinque anni. Il progetto presentato e in fase di valutazione da parte della Regione riguarda, invece, il revamping di riqualificazione tecnologica ed ambientale e parte proprio dal rispetto delle sentenze del Consiglio di stato e della cosiddetta class action, pur non condividendone il contenuto».
Per l’azienda il nuovo progetto presentato restituirebbe un impianto del tutto rinnovato: «Stiamo parlando di un imponente progetto di sviluppo industriale con il più grande investimento privato previsto in Toscana nei prossimi anni con importanti ricadute occupazionali e di sviluppo su tutto il territorio – afferma Scarlino Energia – Stiamo parlando di una realtà industriale che sceglie la sfida della green economy, che vuole creare energia dalla frazione combustibile derivata dai rifiuti non riciclabili e non pericolosi e garantire una corretta gestione dei reflui civili e industriali e creare, nei fatti, le condizioni di sostenibilità ambientale del nostro territorio». E per questo l’azienda avrebbe messo sul piatto un progetto industriale e un finanziamento che sfiora i 90 milioni di euro. Per Periccioli «parlare di “atti criminali” per la presentazione di una istanza di autorizzazione significa non avere né misura né consapevolezza. La votazione in consiglio regionale approva un atto reiterato, che esprime opinioni, dimostra pregiudizi, ma afferma anche falsità; questo produce un danno di immagine alla Società di cui verificheremo i possibili indennizzi nelle sedi opportune a tutela della immagine, della reputazione e dell’impegno della azienda e di chi lavora con noi».
Diversa l’opinione della sindaca di Scarlino Francesca Travison; «L’unanimità con la quale è stata approvata la mozione è sicuramente un passo avanti verso la chiusura definitiva della questione inceneritore – ha detto Travison – ma non basta. Serve adesso lo stesso fermo “no” da parte degli uffici regionali che hanno il compito di valutare il rilascio delle autorizzazioni a Scarlino Energia. Ci aspettiamo da parte della Conferenza dei servizi un rifiuto deciso e motivato alla riapertura e all’ampliamento dell’impianto. Scarlino troppe volte ha visto cambiare le carte in tavola sulla questione: adesso servono certezze».
E anche la federazione grossetana di Sinistra Italiana si dice soddisfatta: «Dopo la sentenza del Consiglio di Stato speravamo di non dover tornare più sull’argomento dell’inceneritore – dice Sinistra Italiana – Ribadiamo il nostro no a questo impianto, che non è pregiudiziale ma nasce dal fatto che l’impianto è inadatto e obsoleto per svolgere l’incenerimento, ma anche perché la Piana del Casone è satura e altamente compromessa per sostenere quel tipo di attività». –
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