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il processo capuano 

La moglie dell’imprenditore «Mio marito aveva paura»

Alfredo Faetti
La moglie dell’imprenditore «Mio marito aveva paura»

Francesca Schettini racconta i suoi mesi di ansia e angoscia: un giorno Muré le aveva suonato al campanello di casa, era scoppiata la lite con l’imprenditore

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follonica

«Aveva paura», ha detto in aula Francesca Schettini, parlando del marito Antonio Marchionni, parte civile nel processo sul presunto sistema di estorsione che avrebbe fatto capo al commercialista Evans Capuano. La donna ha raccontato di un cambiamento del coniuge, passato da essere una persona «tranquilla ed espansiva» a «intrattabile e impaurita», nel periodo che va dalla fine del 2010 all’inizio del 2012. Mesi scanditi, ha ricostruito in aula, da intimidazioni alla sua famiglia. «Ricordo bene il periodo, perché ero incinta», ha detto Schettini. Stando al suo racconto, Marchionni (assistito dall’avvocato Maurizio Bufalini) avrebbe avuto paura tanto di Capuano quanto di persone ad esso vicine, come Angelo Murè, altro imputato, che un giorno è arrivato persino a suonare a casa. «Avevo partorito da poche settimane e sono scesa con la bambina in braccio – ha raccontato la donna nella sua testimonianza – Quando ho chiesto chi fosse mi sono sentita rispondere “amici”. Allora ho aperto la porta – ha proseguito la donna – e c’era una persona che non conoscevo».

Tempo dopo, saprà che quello era Murè. Il contatto tra i due sarebbe durato pochi istanti, perché proprio in quel momento il marito arrivò a casa, chiudendo la porta e dando vita una «discussione animata sul marciapiede», come l’ha definita la moglie. «Guardavo dallo spioncino – ha raccontato – Mio marito gli ha detto di non farsi più vedere davanti casa». Nei giorni seguenti, poi, la donna avrebbe rivisto più volte Murè in giro per il centro a Follonica. «Almeno due o tre volte a settimana – ha raccontato in aula – Mi guardava in modo che io mi accorgessi che lui era lì». Ma non le avrebbe mai rivolto parola in quelle occasioni, come ha detto la stessa Schettini rispondendo alla domanda del difensore di Murè, Riccardo Sensi. Ma qual era il motivo di questa presenza? «So che aveva aiutato finanziariamente suo fratello Luca, mio cognato – ha raccontato la donna – con degli assegni per sostenere dei debiti che aveva con Capuano». Assegni che poi sarebbero stati incassati anche da Murè.

Anche la madre di Schettini, Anna Maria Gaggioli, avrebbe aiutato Luca Marchionni (anche lui parte civile) con degli assegni, alcuni di questi portati da Murè. «In prima battuta feci tre assegni a Luca, poi altre tre, ma non sapevo a chi erano destinati – ha raccontato Gaggioli – Il secondo gruppo mi venne contestato dall’avvocato di Murè, perché i fondi, mi ha detto la banca, erano finiti. Io Murè lo avevo già conosciuto quando lavoravo in uno studio commerciale: venne ad aprire la partita Iva per un autolavaggio, spiegando che era arrivato dalla Sicilia ed era in soggiorno forzato a Scarlino. Io dissi a Luca che non mi sembrava una persona con cui avere a che fare». «Abbiamo avuto un danno al patrimonio della nostra famiglia da centinaia di migliaia di euro», ha continuato Schettini, ricordando anche altri episodi di intimidazione: «una volta eravamo a cena fuori, quando arrivò la telefonata di una nostra vicina – ha detto nella sua testimonianza – Ci avvertiva che un’auto era stata incendiata di fronte casa nostra». —

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