Il Tirreno

Grosseto

il processo 

Contatti sospetti assunzioni, soldi L’ultimo teste contro Capuano

Alfredo Faetti

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follonica

“Il professionista”, come lo ha definito più volte il luogotenente, avrebbe avuto rapporti con funzionari dell’Agenzia delle Entrate che si occupavano delle pratiche a suo carico, con esponenti delle forze dell’ordine e con la politica follonichese.

“Il professionista” è il commercialista Evans Capuano, ritenuto il vertice di un presunto sistema di estorsione su cui pende l’aggravante del metodo mafioso, mentre il luogotenente è un investigatore della guardia di finanza – ultimo teste dell’accusa – chiamato a ricostruire le indagini nel corso del processo con sette imputati. La fase iniziale, nel 2012, si è concentrata sia sullo studio del commercialista sia sulla Betty srl, società riconducibile a Capuano in quanto faceva capo a moglie e suocera. Società che avrebbe mosso centinaia di migliaia di euro, ha spiegato l’ufficiale, ingiustificabili stando al reddito delle due donne. Un trasferimento circolare di soldi, secondo l’accusa: lo studio versava soldi alla Betty, trovando così un profitto fiscale, mentre la società vedeva aumentare i ricavi, facendo sparire l’eccesso. Sono state diverse le società finite nel mirino della Finanza, riconducibili a Capuano, ha spiegato il testimone, ma intestate a prestanome, spesso collaboratori dello studio. Già nel 2012 la Finanza aveva segnalato le ritenute irregolarità all’Agenzia delle Entrate, ma i funzionari chiamati a fare le verifiche avrebbero riconosciuto come buono il 95% delle pratiche svolte dallo studio del commercialista. «Il capo del team legale che si occupava della segnalazione era sposata con una persona vicina a Capuano», ha detto il luogotenente, parlando di alcune mail che sarebbero intercorse tra le due parti. In una di queste, datata 2006, il marito avrebbe anche chiesto a Capuano di poter avviare una collaborazione con lo studio in quanto voleva lasciare l’Agenzia delle Entrate.

I due funzionari sono stati citati anche in un’altra occasione nel corso della testimonianza: «Quando furono trasferiti all’Agenzia di Foggia – ha detto l’ufficiale – Capuano trasferì là le sedi legale di due società fittizie». Un sistema che sarebbe stato favorito anche dai rapporti intercorsi tra Capuano e membri delle forze dell’ordine. «Ci faccia un quadro» ha chiesto il pm Anna Pensabene. «Durante un viaggio in Kosovo, dove aveva sede una società, la Maremma Food, Capuano si fece accompagnate da due carabinieri – ha spiegato il teste – rientrati poi con ingenti somme di denaro». Non solo: «Nello studio furono chiamati a lavorare i figli di questi esponenti delle forze dell’ordine» ha proseguito l’ufficiale, parlando di un maresciallo dei carabinieri di Follonica, due marescialli dell’Arma di Massa Marittima e un militare della Finanza. Ma Capuano avrebbe avuto rapporti anche con il mondo politico follonichese: tra i documenti sequestrati in casa di Cesare Ferreri, all’epoca cancelliere del tribunale di Grosseto e oggi imputato nel processo per corruzione, c’era anche un’informativa della Finanza di Cecina alla Procura di Livorno. «Era legata a una fattura falsa per sponsorizzare Alleanza di Centro, una forza politica attiva a Follonica». —

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