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Centri per disabili ancora chiusi «Chi protesta va ascoltato»

Francesca Ferri
Centri per disabili ancora chiusi «Chi protesta va ascoltato»

Il presidente della Fondazione Il Sole Massimiliano Frascino «Le famiglie non ce la fanno più, le istituzioni collaborino»

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Francesca Ferri / GROSSETO

«Lo dico senza alcun pietismo: mettere in piazza le proprie difficoltà, il proprio stato d’animo e parlare per persone che non sono in grado di autorappresentarsi sono cose che nessuno dovrebbe essere costretto a fare. E non è il modo in cui la Fondazione Il Sole opera. Noi, da sempre, siamo contrari alle recriminazioni, alle rivendicazioni, e siamo per l’assunzione di responsabilità e la collaborazione con le istituzioni. Ma i genitori sono stanchi, e i ragazzi hanno bisogno di riprendere le loro attività di socializzazione. Difficile accettare che riapra tutto, bar, ristoranti, palestre, cinema, e ci siano ritardi per i centri diurni».

Il presidente della Fondazione Il Sole, Massimiliano Frascino, spezza una lancia per le famiglie dei ragazzi e delle ragazze che orbitano intorno alla Fondazione di viale Uranio e che due giorni fa hanno protestato davanti alla sede della struttura perché ancora la Fondazione non è stata riaperta. Una protesta civile, pacata, ma ferma. Le cui ragioni non si possono non condividere.

Chiusa dal 9 marzo per le disposizioni sanitarie dovute all’emergenza globale per il coronavirus, 70 persone – ragazzi e adulti – con varie disabilità, come autismo e ritardo mentale, anche gravi, non hanno più potuto frequentare le attività di socializzazione, un servizio fondamentale per sottrarli alla solitudine e all’isolamento delle quattro mura di casa, inserirli nella società. E, d’altro canto, sollevare le famiglie dall’impegnativa cura che richiede un figlio disabile ventiquattr’ore su ventiquattro.

Ma perché la Fondazione Il Sole non ha ancora riaperto? «Non è un problema che riguarda solo la Fondazione Il Sole o solo Grosseto – spiega il presidente Frascino –. Il problema è in tutta la Toscana, e in tutta Italia. Ho visto anche famiglie di altre regioni protestare, in tv e sui giornali, per lo stesso motivo. È un problema di autorizzazioni alla riapertura che tardano ad arrivare, per noi e per tutti quanti». Autorizzazioni che vengono rilasciate dalle Asl e dalle Società della salute, in un percorso che coinvolge prima di tutto le Regioni. Ebbene, in Toscana a inizio maggio la Regione ha dettato delle linee guida anti-Covid per i centri diurni per disabili: guanti e mascherina, gel disinfettante, distanze di sicurezza, ma anche test sierologici preliminari agli ospiti del centro.

Ma quelle che in generale sono regole facili da seguire, diventano complicate quando vengono imposte a persone fragili. Che trauma può infliggere il prelievo di sangue per il test sierologico a una persona con un ritardo mentale grave? E come si fa a mantenere la distanza di un metro tra un operatore e un autistico grave?

Insomma, i timori, a vari livelli istituzionali, serpeggiano, la materia è delicata, i rischi potrebbero rivelarsi alti. Tanto che la riapertura dei centri diurni per disabili, inizialmente prevista entro la fine di maggio, continua a slittare.

Ma d’altro canto anche lasciare queste persone a casa rischia di essere altrettanto pericoloso per la loro stessa salute.

«Il rischio è che regrediscano, che perdano i miglioramenti che avevano acquistato con la vita sociale e le attività in cui sono inseriti – dice Frascino –. Alcuni comportamenti connaturati in queste persone, come atteggiamenti autolesionistico e stereotipìe, peggiorano a causa di ansia e stress dovuti all’isolamento». Quanto alle famiglie, «hanno diritto a tirare il fiato», dice Frascino. Ad oggi, di 70 famiglie circa 30 hanno chiesto di poter tornare a far seguire ai loro figli le attività della Fondazione.

«Io non voglio buttare la croce su nessuno – conclude Frascino –, credo che con il buonsenso gli ostacoli si possano superare. Con il Covid bisognerà convivere e non ne sottovalutiamo affatto i rischi, finché non si trova un vaccino. Ma nel frattempo vogliamo riprendere, e far riprendere alle persone con disabilità, la vita normale. Siccome il problema è generale bisogna che ci sia una corresponsabilità perché siamo tutti sulla stessa barca. Non si possono costringere le persone disabili a protestare. Né si devono aggredire le istituzioni, con cui abbiamo sempre avuto buoni rapporti, con tutte. Sul piano personale per me questa vicenda è stata difficile. Sono preso tra due fuochi perché so io stesso di far parte del mondo “istituzionale” come presidente, ma sono persona disabile che sa fino in fondo quali siano le difficoltà di chi non può autorappresentare le proprie istanze. Siamo in campo da15 anni, credo avendo dimostrato di saperci assumere rischi e responsabilità, risolvendo tanti problemi». —



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