Per tre punti di sutura 85 km «A Scansano la sanità è ferma»
Il consigliere Quitadamo denuncia l’ennesimo disservizio: «In ambulatorio neanche un cerotto»
scansano
Giovedì sera verso le 22, una giovane di Scansano cade dal motorino e si fa un taglio sotto il mento, «piccolo ma apparentemente degno di qualche punto di sutura o un po’ di colla», dice il padre. Come è andata a finire? Sono serviti tre punti, ma per essere applicati la giovane, dopo vani tentativi di assistenza a Scansano, è stata costretta a rivolgersi al pronto soccorso di Orbetello, 85 chilometri in macchina, andata e ritorno.
Lo racconta il consigliere comunale scansanese Pasquale Quitadamo, per dare la misura di quanto critica – per non dire praticamente inesistente – sia l’assistenza sanitaria a Scansano, dove pure c’è un ambulatorio.
«La sanità territoriale a Scansano è ferma ai problemi che dovevano essere stati risolti da tempo – denuncia Quitadamo, citando un articolo di giornale del 18 agosto 2019 che riportava la notizia un incontro avvenuto il 14 agosto tra gli amministratori scansanesi e i vertici dell’Asl nel quale, si riferiva, sarebbero state individuate «soluzioni ragionevoli per gli orari di apertura dei servizi amministrativi, per le prestazioni specialistiche e per la gestione delle urgenze e emergenze» a Scansano.
«Avevamo a lungo rappresentato come fosse dannoso sguarnire l’assistenza di “vicinato”, soprattutto quella delle emergenze – dice oggi il consigliere –. Prima l’eliminazione dell’auto medica e del medico per le emergenze, poi un servizio sempre più scadente del posto di primo soccorso, lasciato senza materiale per curare ferite, anche quelle più leggere, e il costante l’invito ad andare al pronto soccorso di Grosseto».
La riprova dell’inefficienza del servizio Quitadamo ce l’ha avuta nei giorni scorsi.
Riportando le parole del padre della ragazza, racconta il consigliere che padre e figlia sono arrivati al primo punto di intervento del paese. «Suoniamo il campanello, ambulanza regolarmente parcheggiata davanti alla porta, nessuna risposta – dice il babbo della malcapitata –. Passa una nostra conoscenza che ci dice che bisogna chiamare il 118 a Siena. In quel momento fortunatamente scende un medico che con cortesia ci fa entrare in un ambulatorio fatiscente e, guardando mia figlia, comincia a dire che avrebbe bisogno di punti o colla ma non trova il necessario. Decide quindi di chiamare l’infermiera al piano di sopra ma, paradossalmente, per chiamarla il medico deve chiamare Siena, da Siena passano la chiamata a Grosseto, e Grosseto la inoltra all’infermiera a Scansano, al piano di sopra. E l’infermiera scende».
Nella stanza però – riferisce sempre l’uomo – «non c’è neanche un cerotto, tantomeno un ago e filo da sutura. L’inevitabile indicazione è quella di andare al pronto soccorso di Grosseto. Della funzione e della attrezzatura presente (? ) nella autoambulanza parcheggiata a pochi metri non si sa nulla». Alla fine non resta che andare a Orbetello.
«L’emergenza Covid-19 – dice il consigliere Quitadamo – ha obbligato tutti a riflettere sulla necessità di rafforzare i presidi sanitari di territorio, dimostrando, purtroppo tragicamente, come i sistemi sanitari centrati sulle città e sugli ospedali abbiano creato grandissimi problemi, se non portato a veri e propri drammatici fallimenti».
Quitadamo mette a disposizione dell’Asl le informazioni sul caso. «Non riporto il nome per questione di privacy», chiarisce. E non condanna certo medici e infermieri «che sono stati corretti – dice – ma impossibilitati a intervenire». Eppure chiede: «Cosa ci vorrebbe ad attrezzare un piccolo ambulatorio con il minimo necessario per le piccole emergenze come promesso con tanta sicurezza dal vertice della Asl il 14 agosto scorso? Un altro aspetto che ha evidenziato l’emergenza pandemica è la importanza dei medici di base nella prevenzione e nell’indirizzo di cura per il Covid-19 e anche, naturalmente, per il resto. Come, però, garantire un servizio adeguato avendo norme pensate per la città e non per realtà disperse territorialmente come Scansano e non solo? Come si può operare se un medico ha sette ambulatori diversi nello stesso comune?».
Il presidente della conferenza dei sindaci Giacomo Termine ha chiesto per mercoledì 17 giugno una conferenza per discutere con la Asl e fare chiarezza sulle criticità relative ai servizi sanitari. L’augurio del consigliere è la questione venga affrontata. E risolta. — F.F.
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