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In 700 al Parco Giotto contro il razzismo La morte di Floyd scuote la Maremma

Francesca Ferri
In 700 al Parco Giotto contro il razzismo La morte di Floyd scuote la Maremma

Tantissime persone alla manifestazione organizzata dalla Rete antidiscriminazioni e dalla Pastorale giovanile diocesana

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Francesca Ferri /GROSSETO

Il rumore delle sirene delle auto della polizia e le luci dei lampeggianti blu. Poi il battito del cuore, in un crescendo progressivo sfumato nel “bip” delle macchine per la rianimazione. Otto minuti e 46 secondi in cui centinaia di persone – 700 secondo gli organizzatori – al Parco Giotto sono rimaste immobili, in silenzio, venerdì sera, la mascherina calzata sulla bocca e sul naso con la scritta “I can’t breathe”, “non riesco a respirare”, per ricordare l’agonia di George Floyd e levare anche da Grosseto la voce contro il razzismo e per la dignità, l’uguaglianza e la giustizia che sta soffiando sugli Stati Uniti.

Anche il capoluogo maremmano, come tantissime città in tutto il mondo, si è mobilitato sulla scia della protesta nata per la morte del 46enne statunitense a Minneapolis, soffocato dopo essere stato immobilizzato per quasi nove minuti da un agente di polizia che gli ha tenuto il ginocchio sul collo.

La manifestazione, che ha preso il nome di uno degli slogan della protesta internazionale, “Black lives matters” (Le vite dei neri valgono), è stata organizzata dalla Rete antidiscriminazione grossetana e dalla Pastorale giovanile diocesana. Apolitica e apartitica, è stata presentata dalla musicista e artista Jeannette Davitti e ha coinvolto anche la Chiesa battista grossetana, con il pastore Carlo Maria Negro, che ha letto il discorso-manifesto I Have a dream di Martin Luther King; l’associazione Rosa Parks, con la presidente Claudia Angeletti che ha letto brani da una intervista dell’attivista statunitense; un giovane musulmano, il sengalese Mamady Daback Mankara, che ha letto una breve poesia di Martin Luther King; Angela, una ragazza africana da quattro anni in Italia, che ha descritto i suoi personali sentimenti di nuova italiana rivendicando dignità e uguaglianza; la studentessa Gaia Redaelli, che ha letto un proprio contributo sul razzismo. Sono intervenuti poi l’attrice Enrica Pistolesi del Teatro Studio che ha letto una poesia di Kipling e il coro Gospel di Carla Baldini che ha cantato We Shall Overcame. La regia della parte iniziale è stata affidata al regista piombinese Lorenzo Antonioni. La selezione dei testi letti è curata dalla professoressa Laura Ciampini.

Ed è proprio Ciampini a raccontare come è nata l’iniziativa. «Mi ha contattata una mia ex studentessa, Giada Cappoli, che non sentivo da cinque anni. Mi ha detto: “Ma per Floyd non facciamo niente?”. Per me è stata una sferzata. Ho cominciato a contattare diverse persone e da lì la Rag, Rete antidiscriminazioni di Grosseto, di Marco Giuliani. Che ha fatto un’opera straordinaria, convogliando sull’iniziativa anche il mondo cattolico. Ma tutto è partito da un’esigenza dei giovani». Tra i partecipanti, anche don Enzo Capitani, direttore della Caritas.

Gli organizzatori avevano esplicitamente chiesto di non portare simboli politici. Un gruppo si è presentato con delle bandiere, ma è stato intimato a non aprirle. «Io sono una persona che rivendica con orgoglio la propria bandiera – dice Marco Giuliani, lunghissima militanza nella sinistra e presidente del circolo Arci Khorakhané di Grosseto – ma in questo caso non si trattava di tante identità che si mettevano insieme bensì di un ragionamento sull’essere umano». —



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