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Grosseto

Pose da manichino o lap dance: quelle statue e lo sguardo stereotipato sull’universo femminile

La Rete delle Donne
Pose da manichino o lap dance: quelle statue e lo sguardo stereotipato sull’universo femminile

Oggi si inaugura in centro storico la mostra di sculture di Alberto Inglesi La Rete delle Donne riflette su come sono rappresentate le ragazze 

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l’intervento

Si inaugura oggi alle 11,30 per le vie del centro storico di Grosseto la mostra “Donna in cammino”, 14 sculture di donne dell’artista Alberto Inglesi. Le sculture sono state installate da giorni. La Rete delle donne di Grosseto interviene in proposito.



La prima sensazione è stata di stupore, quando ci siamo imbattute girando per il centro di Grosseto in queste statue di donne che ci guardavano con aria sfrontata, fiere della loro beltà e delle loro misure perfette. Chi sono, chi le ha messe, cosa ci vogliono dire? Poi abbiamo scoperto che sono 14 sculture che fanno parte della mostra “Donna in cammino” realizzate dall’artista Alberto Inglesi, per iniziativa della Fondazione Grosseto Cultura.

Bene, ci siamo dette, queste opere vorrebbero collocarsi dentro i canoni estetici della bellezza femminile– vista dallo sguardo maschile – che per secoli ha prodotto opere meravigliose, e in cui anche noi donne ci siamo inevitabilmente ritrovate. Anche con grande piacere, perché chi non può apprezzare la giovane donna del Ghirlandaio o un nudo di Renoir? Ma poi è arrivato Picasso con le sue Mademoiselles d’Avignon a scombinare le carte, ormai un secolo fa… E da allora uomini e donne, artisti maschi e femmine, hanno cominciato a lavorare sugli stereotipi, cercando di superarli. Confrontandosi, anche. E poi, soprattutto, le artiste hanno cominciato a non essere più le muse di grandi pittori o scultori, ma a produrre “in proprio”, inventando nuovi canoni artistici, pagando anche di persona. Osando rappresentare se stesse. Un nudo femminile dipinto dalla Gonciarova fu sequestrato dalla polizia perché considerato irrispettoso, e la scultrice Camille Claudel, la donna amata e poi sconfessata da Rodin, finì in manicomio.

Non entriamo nel merito del valore “artistico” delle statue nelle piazze della città. Non siamo critiche d’arte e sappiamo bene che il gusto è soggettivo. Ma se proprio ci lasciate dire qualcosa, è che anche gli stereotipi vanno maneggiati con cura. Perché le ragazze rappresentate sono tutte uguali? Perché hanno la stessa espressione? E perché hanno pose che ci rimandano a quelle di un manichino da vetrina, o di una danzatrice di lap dance? E perché sono appollaiate su un piolo, novelle grifone da cattedrale? O nel migliore dei casi richiamano un fumetto di Milo Manara? Sono queste le “donne in cammino”? Verso dove? Non riusciamo ad immaginare quale meta possano avere... Sarebbe bastato scegliere un titolo diverso: “Come io vedo le donne” assumendosi la responsabilità del proprio sguardo così stereotipato e, diciamo pure, scontato.

Forse la rappresentazione delle donne di oggi sarebbe stata diversa – ed è il nocciolo della nostra valutazione – se l’iniziativa (un po’ troppo ambiziosa) di rappresentare l’universo femminile in marcia fosse stata condivisa da più artisti, uomini e donne, mostrando la varietà e la ricchezza delle interpretazioni. Anche la loro contradditorietà, che avrebbe dato un risultato più ricco e meno uniforme. Come vedete, non pensiamo – come forse vi aspettavate – che avreste dovuto scegliere solo artiste, perché crediamo nello scambio creativo tra maschile e femminile. Anche se, sommessamente, vi ricordiamo che una delle ultime grandi mostre internazionali, “La grande madre”, curata a Milano da Massimiliano Gioni, ospitava centinaia di opere esclusivamente di mano femminile… Più modestamente, ci saremmo accontentate di una scelta paritaria. Per divertirci un po’ di più – e magari riconoscerci.

La Rete delle Donne



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