Il Tirreno

Grosseto

l’informativa dei carabinieri 

«Ferreri: nessun elemento riconducibile alla corruzione»

P.S.

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«Non erano emersi elementi riconducibili al reato di corruzione per quanto riguarda Cesare Ferreri». Lo ha detto ieri in aula il sottufficiale dei carabinieri incaricato dalla Procura, come il suo collega il giorno precedente, di elencare gli elementi di raccordo conclusivi sulle accuse mosse nel corso di questa prima parte del cosiddetto processo Capuano. Il brigadiere ha specificato la circostanza su richiesta del pm Giuseppina Mione, a proposito degli accertamenti compiuti sull’ex cancelliere del Tribunale e sui rapporti che questi aveva con il commercialista Evans Capuano.

Queste conclusioni sono contenute nella risposta che i carabinieri dettero il 22 aprile 2017 al pm a proposito di auto e immobili nella disponibilità del cancelliere, elementi tali da poter far pensare a qualche utilità ricevuta da Ferreri. I carabinieri aggiunsero comunque, e ciò è stato poi riferito dopo un intervento del difensore Alessandro Oneto, che Ferreri aveva comunque «disponibilità di denaro corrente affidatogli da Capuano»: e ciò emergeva del contesto delle intercettazioni.

Ferreri era stato seguito nei suoi movimenti. Fra le circostanze (risalenti ai primi mesi del 2016) riferite in aula: un incontro in pizzeria con Capuano («Ferreri aveva un faldone sotto il braccio»), documentato anche da foto; un incontro davanti al Tribunale, nel quale Capuano era accompagnato dalla guardia del corpo. Quasi quattrocento, nel periodo di attenzione da parte della polizia giudiziaria, le conversazioni telefoniche con Capuano.

Ferreri era stato anche intercettato in almeno otto telefonate con Angelo Murè, un altro degli imputati: era il periodo compreso tra il 21 dicembre 2015 e il 9 gennaio 2016. Riassume così, a margine dell’udienza, l’avvocato Oneto: parlavano dei cannoli e della ricotta che Murè aveva preso a Catania. —P.S.



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