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In discoteca si balla a distanza «Così meglio non riaprire»

Francesca Gori Giulia Sili; Altro servizio a pag.7
In discoteca si balla a distanza «Così meglio non riaprire»

In attesa del Decreto ufficiale, i gestori dei locali criticano le nuove norme Degortes: «Noi responsabili? Lo siano anche i sindaci per gli assembramenti»

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La passione del tango, il languore della bachata. O anche soltanto scatenarsi al ritmo della musica commerciale in pista: tutto questo, probabilmente, sarà vietato. La bozza che ieri, giorno della grande manifestazione a Roma dei titolari e gestori dei locali da ballo, non piace agli addetti ai lavori. «Se le cose stanno così e se non cambia nulla, possiamo anche tenere chiuso», dicono all’unisono chi da sempre investe nei locali dove si balla.

Bocciate le linee guida che sono state approvate due giorni fa dalla Conferenza Stato Regioni e che verranno allegate al Dpcm che disciplina la Fase 3. Si potrà quindi tornare in discoteca ma sarà vietato ballare abbracciati, per esempio, o anche soltanto vicini. Da fermi, il distanziamento dovrà essere di un metro, due invece se in pista. Si potrà tornare a ballare, sì, ma solo all’aperto, con capienza di circa metà degli spazi e con modalità difficilissime: ad esempio, senza poter bere un drink in piedi.

Aldo Giuliani, proprietario del Faq, gestisce ora la Terrazza a Principina a mare. Lì ci sarebbe una sala da ballo all’aperto pronta per essere allestita. «Aspetto che ci siano linee guida chiare, che venga emesso il decreto – dice – Per ora voglio capire dove si va a parare. Certo, con queste regole pensare di aprire una discoteca mi sembra molto difficile». Stesso pensiero quello di Antonio Degortes, il patron della Capannina, che ha fissato l’inaugurazione dello storico locale a Poggio d’Oro, sulla collina che domina Castiglione della Pescaia, per il 3 luglio. «Mi auguro però che cambino le cose – dice – Mi sono preso praticamente due settimane in più proprio per valutare cosa fare. Se le regole stabilite non cambieranno, però, dubito che la gente possa tornare in discoteca: in questo modo si ammazzano le imprese». È impossibile, per i gestori dei locali della Maremma, lavorare a queste condizioni. Ed è anche ipocrita, secondo il patron della Capannina. «Il nostro settore viene massacrato, in questo modo – dice – e onestamente se la responsabilità del non rispetto delle regole ricadrà poi in capo ai gestori, mi aspetto che succeda la stessa cosa con i sindaci. Basta uscire la sera e vedere assembramenti di ragazzi ovunque, in tutte le città ma nessun controllo». Degortes avrebbe riaperto la sua discoteca il 12 aprile, per Pasqua. «Ad oggi ho 40 persone a casa senza lavoro – dice – e ho già perso il 30% del fatturato. Se le regole che verranno applicate saranno queste, perderò tutta la stagione».

Ieri a Roma, i proprietari dei locali sono scesi in piazza. Le riaperture di lunedì non riguardano soltanto le discoteche: ci sono anche i teatri e i cinema e forse le sale slot e scommesse che potrebbero anticipare a domani, quando ripartirà il calcio. Ma se le altre attività sono ancora ferme a guardare, le regole sulle discoteche, l’impossibilità ad esempio di fare balli di coppia anche tra congiunti che vivono nella stessa casa, rischiano di ammazzare un settore che anche in Maremma conta tantissimi addetti e un indotto importante.

«È impossibile riaprire alle condizioni indicate nella bozza – dice Silvio Passini, titolare della discoteca Tartana, al Puntone di Scarlino – Confidiamo nel fatto che le linee guida per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative vengano ritoccate prima della stesura finale. Così come è stato per le riaperture degli stabilimenti balneari, per i bar e i ristoranti, speriamo che le norme vengano riviste per concedere anche a noi di ricominciare a lavorare. Per far rispettare le norme indicate nella bozza servirebbe una quantità enorme di personale addetto alla sicurezza, impensabile per noi. Leggiamo di giovani che fanno risse in tutta Italia – conclude Passini – e secondo me aprire le discoteche significa anche dare un luogo sicuro per il divertimento, dove il personale sa come gestire certi comportamenti». Lettura, quella sulla sicurezza soprattutto dei giovani, fatta anche da Degortes: «Nell’ultimo fine settimana sono ripartite le risse, le scorribande - dice - i ragazzi escono, bevono e non c’è nessuno che li controlli. Nei nostri locali a questo pensa il servizio d’ordine». Sulle responsabilità dei gestori spinge poi il pensiero Francesco Ceccarelli, patron di Calafelice. «Siamo contenti che si inizi a parlare di discoteche – dice – ma è un inizio: la strada è lunga e mutevole nel breve periodo. Ci auguriamo che non ricada sul gestore la responsabilità qualora un cliente in pista trasgredisca alle norme di distanziamento. Se la responsabilità è del gestore allora forse sarebbe meglio stare chiusi. Siamo comunque fiduciosi sulla possibilità di riaprire a breve». —



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