Attenzione
"La scuola deve ripartire in sicurezza a settembre"
Flash mob in piazza Dante con i banchi per far comprendere i problemi del distanziamento
GROSSETO. "E' necessario che la scuola riapra quanto prima le sue porte agli alunni e alle alunne, ma non è sufficiente riaprire gli edifici, bisogna mettere la scuola in condizione di svolgere la funzione che la Costituzione le assegna; non quella di una semplice custodia, ma quella di istruire, educare, formare cittadini liberi e responsabili, in un ambiente democratico".
Così la pensano i segretari provinciali Cristoforo Russo (Flc Cgil), Alfonso Nocchi (Cisl Scuola), Fabrizio Settembrini (Uil Scuola Rua) e Barbara Del Dottore (Gilda Unams) che ieri insieme a una cinquantina di insegnanti hanno dato vita a un flash mob in piazza Dante, dove erano stati sistemati dei banchi per far comprendere il problema del distanziamento degli alunni e degli studenti nelle aula.
"La situazione è particolarmente difficile anche sul nostro territorio, i numeri fotografano una situazione a settembre drammatica, per tutti: dai docenti agli alunni e alle famiglie, dal personale ATA ai dirigenti. Il primo dato rilevante è che per l’anno scolastico 2020-21 il MIUR ha tagliato per la nostra provincia 17 insegnanti sui 108 totali in Toscana, questo vuol dire che nonostante gli sforzi fatti dagli uffici dell’USP, ben 10 classi della scuola primaria e 4 dell’infanzia saranno accorpate con altre classi. La mancanza di docenti ha fatto sì anche che nessuna delle 15 richieste di tempo pieno presentate dagli istituti del nostro territorio sia stata accettata, a discapito della formazione dei ragazzi e con evidenti disagi per le famiglie".
Secondo i sindacati, i docenti precari potrebbero passare da 781 a 1000: "Basti solo considerare che sono 200 i posti liberati dai pensionamenti e che le graduatorie degli abilitati sono esaurite, quindi potranno essere sostituiti solo con contratti precari.C’è poi il tema fondamentale del rientro in aula in sicurezza che è strettamente collegato alle altre questioni presentate, infatti, avere in forze un numero adeguato di insegnanti agevolerebbe nel trovare soluzioni per rispettare il distanziamento, così come l’accorpamento delle classi renderà ancora più difficile il rispetto di questo protocollo".
"Per noi - aggiungono - l’obiettivo è una ripresa dell’attività didattica in presenza quanto più possibile diffusa e generalizzata. La DAD è uno strumento di emergenza e come tale può essere solo un’opzione residuale e integrativa, mai sostitutiva, a cui ricorrere quando è strettamente necessario e concretamente attuabile. Purtroppo abbiamo visto in questi mesi di DAD quanto sia elevato il rischio di lasciare indietro i più deboli, di aumentare quel divario sociale che la scuola invece dovrebbe far superare. Riteniamo quindi che non sia una modalità praticabile per le fasce di età più basse, in particolare per la scuola dell’infanzia e primaria, così come è necessario prestare particolare attenzione alle situazioni di maggior fragilità individuale e sociale. Dobbiamo quindi organizzarci per ritornare alla didattica in presenza, ma adottando nel contempo le opportune misure di distanziamento; ciò pone anzitutto il problema degli spazi disponibili nell’attuale situazione dell’edilizia scolastica. Ridurre il numero di alunni per classe e sezione comporta infatti un considerevole incremento del fabbisogno di spazi in cui svolgere le attività. Nelle zone più periferiche della nostra provincia ci sono istituti che hanno piccole classi, ma nei centri più grandi abbiamo una media di 23/25 alunni per classe; calcolando che la distanza tra un alunno e l’altro debba essere di 1metro, otteniamo che per ogni ragazzo è necessario 1,69mq, il che vuol dire che la nostra classe media dovrebbe essere di 38mq circa".
(foto Agenzia Bf)
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