I gessi rossi? Nell’ex cava di Pietratonda
La conferenza dei servizi del 22 potrebbe dare l’ok definitivo al ripristino dell’area con gli scarti del biossido di titanio
I gessi rossi della Tioxide potrebbero essere stoccati nella ex cava di sabbia silicea a Pietratonda, nel comune di Campagnatico, a pochi chilometri dal centro abitato di Paganico.
Il 22 giugno è convocata a Grosseto la conferenza dei servizi che dovrebbe chiudere l’iter amministrativo per la definitiva autorizzazione degli interventi di messa in sicurezza e rinaturalizzazione dell’area, secondo quanto ordinato dal Tribunale di Grosseto, il 30 giugno 2016 (ordinanza 5/2017), alla ditta Accornero srl di Asti, proprietaria della cava in cui, fino al metà degli anni Ottanta, si sono svolte attività estrattive. Considerando tuttavia che, da allora, la natura ha fatto il suo corso, tornando ad occupare spontaneamente, con piante e una fitta vegetazione arbustiva i fianchi delle colline scavati dalle ruspe, mentre sul fondo si sono creati piccoli invasi riempiti dalle acque piovane e dal reticolo idrico superficiale.
Nella prima conferenza che si è svolta a gennaio, infatti, erano emerse alcune difformità nella documentazione presentata al Comune di Campagnatico da Accornero srl, non ritenuta idonea per procedere all’autorizzazione degli interventi. Tra cui la tipologia della pratica edilizia e la mancanza degli atti relativi alle verifiche ambientali «necessarie – scrive il responsabile dell’Area tecnica del Comune – per un progetto che si configura come impianto di recupero/riutilizzo rifiuti». A settembre 2018, infatti, la ex proprietà delle cave aveva presentato alla Regione Toscana la richiesta di valutazione di impatto ambientale per la realizzazione «mediante operazioni di rimodellamento e messa in sicurezza del sito, di una discarica della volumetria di circa 1 milioni di metri cubi da destinare allo smaltimento di rifiuti inerti». E già in quella sede il Comune di Campagnatico aveva espresso parere contrario, richiedendo documentazione integrativa.
Ma è nella relazione tecnica presentata a giugno 2019, che emergono i dettagli del ripristino. Il progetto per la «definitiva ottemperanza dell’ordinanza del Tribunale di Grosseto», infatti, prevede lo svuotamento del lago dell’Incrociata e il riempimento «mediante riporto di materiali ambientalmente compatibili di provenienza esterna e costituiti da solfato di calcio secondo l’articolo 298 bis del Codice dell’ambiente» , cioè le “Disposizioni particolari per installazioni e stabilimenti che producono biossido di titanio (e solfati di calcio)”. Leggi gli scarti della lavorazione degli stabilimenti della Tioxide Europe, oggi Venator Italy, a Scarlino, i famigerati gessi rossi che nessuno vuole.
Se all’appuntamento del 22 giugno verranno presentate le integrazioni richieste e non sopraggiungeranno nuovi impedimenti, potrebbe essere data l’autorizzazione all’utilizzo degli scarti di biossido di titanio, per “ripristinare” un’area già “ripristinata” dalla natura stessa. Peraltro in una zona di particolare pregio ambientale, ai piedi dell’oasi faunistica di Monte Leoni, ricca di falde acquifere, vocata all’agricoltura e all’allevamento, con ampie estensioni boschive, a pochi passi dalla quale si trovano gli scavi archeologici di un’area termale, con i resti di una villa romana, oggetto di studio da parte della Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana. —
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