Toscana
Attiva fino agli anni Ottanta l’estrazione di sabbia silicea
Grossi camion viaggiavano sin dalle prime luci dell’alba sulla provinciale del Tollero La lavorazione avveniva allo stabilimento di Bonostaiale
campagnatico
Ma come si è arrivati dall’attività estrattiva allo stoccaggio degli scarti della lavorazione del biossido di titanio sul fondo prosciugato del laghetto dell’Incrociata?
I paganichesi da sempre chiamano la zona di Pietratonda “La miniera”, perché fino almeno a metà degli anni Ottanta, tutta l’area era, appunto, una miniera di sabbia silicea e caolino. Le macchine movimento terra lo caricavano su grossi camion che viaggiavano fin dalle prime luci dell’alba lungo la strada provinciale del Tollero, per portarlo allo stabilimento di lavorazione di Bonostaiale vicino a Roccastrada. Prima ancora, c’era una teleferica che collegava “La miniera” con la stazione di del paese collinare e la sabbia arrivava ai vagoni del treno merci direttamente con le “paioline”. Ancora oggi si vedono i resti dell’attività industriale, semicoperti dalla vegetazione.
Terminato il lavoro della cava, l’ultimo proprietario, Accornero srl di Asti, nel 2016 è stato condannato dal Tribunale alla «realizzazione degli interventi per la messa in sicurezza e rinaturalizzazione della zona denominata Lago Incrociata, inserita e facente parte della miniera di caolino denominata Pietratonda, nel comune di Campagnatico, sede di pregressi lavori estrattivi», si legge negli atti del Tribunale.
Così uno dei piccoli specchi d’acqua artificiale, intorno al quale ormai cresce spontanea una rigogliosa vegetazione e che è di per sé un “ripristino” deve essere svuotato, l’acqua canalizzata altrove, il fondo riempito (con i gessi rossi) e alla fine il laghetto, una volta prosciugato, dovrà essere «reinserito nel contesto territoriale circostante». Come se ora non lo fosse già perfettamente. — l.s.
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