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Spaccio di cocaina sull’argine Condannato a 2 anni e 9 mesi

p.s.
Spaccio di cocaina sull’argine Condannato a 2 anni e 9 mesi

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In poco meno di un anno, tra il gennaio e l’ottobre 2018, gli episodi di spaccio ad almeno otto clienti sarebbero stati numerosi. Al punto che nel dicembre successivo la Procura aveva chiesto una misura cautelare, con la detenzione in carcere che successivamente era diventata arresti domiciliari con il braccialetto.

Cocaina, e più raramente hashish, la sostanza stupefacente che Hamza Nadiri, marocchino di 23 anni, avrebbe spacciato in vari luoghi della città. I carabinieri gli avevano messo gli occhi addosso e lo avevano seguito nei movimenti. Adesso Nadiri è stato condannato al termine del giudizio con rito immediato. Due anni e 9 mesi, più 19mila euro di multa, con la concessione delle attenuanti generiche come prevalenti, la confisca della droga (questa anche da distruggere) e della somma sequestrate. Così ha deciso il giudice Giovanni Puliatti. La viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo aveva solleciato 3 anni e 6 mesi, con 15mila euro di multa, ritenendo provate tutte le contestazioni mosse. Il difensore Roberto Cerboni aveva invitato a valutare la possibilità di applicare la lieve entità, ritenendo «modesti» i traffici di cui Nadiri era stato accusato. Del resto, ha aggiunto, si tratta di soggetti che vengono sfruttati da chi effettua un commercio in più vasta scala.

Nel settembre-ottobre 2018 l’attività di Nadiri si era rivelata più intensa. Era stato visto e seguito tra piazza don Zeno e il centro commerciale di Gorarella: aveva 15 involucri di plastica termosaldata con cocaina per 5 grammi e 35 euro. Qualche giorno dopo un uomo proveniente dalla zona dell’argine dell’Ombrone aveva riconosciuto nell’imputato l’uomo che poco prima gli aveva venduto 1,2 grammi di cocaina per 60 euro e aveva spiegato di essersi rifornito da lui negli ultimi mesi. Analogamente era avvenuto nel corso di altri controlli, sempre nella stessa zona. Uno dei quali era avvenuto con i carabinieri che si erano finti pescatori.

Acquisiti i tabulati telefonici, i carabinieri avevano rintracciato i clienti, che avevano confermato l’identità dello spacciatore (ma non tutti, a causa del tempo trascorso), i quantitativi, i prezzi e la frequenza. In alcuni casi, lo spaccio era avvenuto anche a Follonica. —

p.s.



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