Il Tirreno

Grosseto

«Analisi del sangue Per smaltire tutto l’arretrato non basta un anno»

Gabriele Baldanzi/

Calamai e Boldrini confermano le difficoltà sul servizio  «Ci stiamo lavorando». Chiuso il centro del Misericordia

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Monica Calamai, direttrice dell’ospedale di Grosseto dal gennaio di quest’anno, conferma che le difficoltà di accesso ai prelievi sono note ai vertici aziendali e alla direzione.

«Insieme al direttore del distretto Fabrizio Boldrini – spiega la Calamai – ci stiamo lavorando a tempo pieno. Siamo consapevoli della situazione che si è creata e ne conosciamo le ragioni. Purtroppo la soluzione del problema non è semplice, né immediata. Negli ultimi tre mesi si sono accumulati bisogni arretrati che adesso, di colpo, hanno iniziato a gravare su strutture ancora fortemente condizionate dai rigidi protocolli previsti per debellare la pandemia».

Non solo. Il centro unico prelievi del Misericordia «abbiamo previsto di non riaprirlo - prosegue la direttrice dell’ospedale Calamai - investendo altrove in personale e strutture. Il motivo: prevenzione e sicurezza. Intanto, dopo via don Minzoni, abbiamo riaperto a Barbanella, con prelievi anche nel pomeriggio e di sabato».

Fabrizio Boldrini entra nel dettaglio: «Per smaltire tutto l’arretrato - spiega - occorrerà molto tempo, non sarà sufficiente un anno. Basti pensare che prima il prelievo di sangue non prevedeva prenotazione, ma solo un’accettazione con richiesta del medico. Ora si deve passare dal Cup, con un aggravio di lavoro in entrata – per gli operatori – di centinaia di chiamate al giorno. Stiamo pensando anche a convenzioni con i privati, che a loro volta però sono in una condizione simile».

Ecco qualche numero che rende l’idea del problema. «Nel distretto sanitario grossetano si facevano, prima del coronavirus, fino a 300-350 analisi al giorno. Quando saremo a regime, forse già dalla prossima settimana, non riusciremo a superare i 250 - prosegue il direttore del distretto - Se prima si riuscivano a smaltire 20/25 prelievi all’ora, ora se ne fanno 5... Tra un paziente e l’altro il bancone e ogni superficie deve essere sanificata, l’infermiere deve cambiare i guanti. Lo stesso prelievo prima era un’operazione da un paio di minuti, adesso ce ne vogliono dieci. Siamo alla ricerca di altro personale e luoghi dove effettuare prelievi ematici, con risorse che non sono infinite».

E in effetti le segnalazioni sono molte.

«Stamattina dovendomi sottoporre a un prelievo del sangue – scrive Antonio, un lettore del Tirreno – alle 7,20 sono andato in un istituto privato e ho trovato quasi 30 persone in attesa, nonostante la prestazione a pagamento. Ci dovremo purtroppo abituare a questi scenari».

Renata, 82 anni, invece, ha chiamato in redazione per segnalare che al numero del Cup è impossibile farsi rispondere e che, di conseguenza, dovendo fare degli esami ematici già dal mese di aprile, è stata costretta a prenotare a pagamento.

Di situazioni così – Boldrini non lo nega – ve ne sono centinaia.

Fronteggiare l’emergenza degli arretrati sarà una delle sfide più impegnative dei prossimi mesi/anni. —



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