Il Tirreno

Grosseto

L’odissea di una 58enne  

Un anno fa ebbe un ictus cerebrale Da febbraio attende l’ambulatorio

giovanna mezzana

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grosseto

Rosa (nome di fantasia) ha 58 anni. Soffre di vasculite, un processo infiammatorio dei vasi sanguigni: e per questo nel 2019 ha avuto un ictus cerebrale. La sua è una delle odissee raccolte da Beatrice Porpora Emma, che dopo 35 anni trascorsi nelle corsie dell’ospedale Misericordia, oggi è in pensione da caposala.

È febbraio e Rosa alla fine del mese ha un appuntamento importante per la sua salute: deve presentarsi nell’ambulatorio dell’ospedale Misericordia dedicato alla sua patologia e portare con sé i risultati di diversi esami diagnostici perché il medico specialista che la segue possa valutare se la terapia che sta seguendo si sta dimostrando efficace; per fare, insomma, “il punto della situazione”. Come un fulmine a ciel sereno, scoppia l’emergenza sanitaria da coronavirus e tutte le attività sanitarie no Covid vengono sospese ad eccezione «delle prestazioni urgenti – ha sempre precisato l’Asl sud est – e quelle relative ai percorsi oncologici e delle patologie croniche». A questo punto sorge una domanda: la vasculite di Rosa è una patologia cronica? Andiamo avanti.

A febbraio Rosa non fa la visita di controllo. Trascorre marzo in lockdown e si arriva a aprile: Rosa sta male. Forse le sue condizioni di salute si sono aggravate. Si rivolge al medico di famiglia, quindi allo specialista che – telefonicamente – le prescrive una terapia da seguire. Ma la salute di Rosa non migliora, anzi, e dopo una decina di giorni chiama il numero dedicato alle urgenze dell’ambulatorio dedicato alla sua patologia. «E chi le risponde – dettaglia Porpora Emma – le dice che quell’ambulatorio riaprirà a ottobre».

È sconfortata Rosa, non sa dove sbattere la testa tant’è che a fine aprile scrive all’assessora regionale alla sanità Stefania Saccardi chiedendo spiegazioni su quella che – dal suo punto di vista – le appare come una sospensione totale dei servizi. È a questo punto che dopo qualche giorno Rosa viene contattata da Manuela Morini, direttrice dell’Uo integrità, tutela e partecipazione dell’Asl sud est, che la rassicura e la informa che verrà chiamata a stretto giro per la sua richiesta di visita. Per presentarsi all’appuntamento con la documentazione che possa attestare il suo stato di salute, Rosa si fa prescrivere dal medico di famiglia una serie di esami. Chiama dunque il Cup dove le rispondono che i prelievi prescritti può farli non prima di giugno, «nonostante il suo medico di famiglia – dettaglia Porpora Emma – avesse bollato la richiesta come urgente, cioè da eseguire entro 72 ore»; l’unica opzione è recarsi all’ospedale di Orbetello o di Castel del Piano: ma Rosa è vedova, sola e non sta affatto bene.

Cosa le resta da fare? Telefona alla segreteria dell’assessora regionale Saccardi, spiega il problema e la rassicurano: sarà contattata in giornata da Grosseto. Dalla direttrice Morini, infatti, riceve prima un’email, poi una telefonata: può recarsi il 6 maggio nel presidio di via Don Minzoni per fare il prelievo di sangue. Qualche giorno dopo arrivano i risultati. E il responso è inequivocabile anche per chi non è un medico: la situazione infiammatoria si è aggravata.

A tutt’oggi Rosa «è in attesa di essere visitata in un ambulatorio – conclude Porpora Emma – e non sa se e quando l’attività ambulatoriale verrà ripresa».

giovanna mezzana

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