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MONTE ARGENTARIO

Il tassista è pronto: ora servono i turisti

Andrea Capitani
Leonardo Colonnelli
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Leonardo Colonnelli

Leonardo Colonnelli, come tutti i suoi colleghi, ha pagato un prezzo altissimo col lockdown: "Si riparte, con molti timori"

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PORTO SANTO STEFANO. Tra le categorie più penalizzate dal periodo del lockdown e da tutti i timori legati anche alla Fase 2 dell’emergenza Coronavirus c’è sicuramente quella dei tassisti.

Lavoro fermo e migliaia di euro persi sperando che adesso, con l’apertura dei confini regionali e delle frontiere, la stagione turistica decolli. In un posto come l’Argentario, infatti, l’avvento di villeggianti e dei vacanzieri è fondamentale.

Lo sa bene anche Leonardo Colonnelli, giovane tassista di Porto Santo Stefano, che aspettando il ritorno dei turisti si è adeguato agli standard di sicurezza, plexiglass compreso. «Ho diviso la parte anteriore con la parte posteriore dell’abitacolo della macchina con un plexiglass», racconta Colonnelli.

«Ne ho messo anche uno laterale, anche se non servirebbe perché posso portare al massimo due persone, che devono essere sempre dello stesso nucleo familiare. Al momento, durante la pandemia, ho portato solo gente che aveva delle emergenze, ad esempio all’aeroporto o in ospedale. Sono anche attrezzato per sanificare una volta che i clienti scendono dall’auto, oltre a guanti e mascherine di emergenza. Per il plexiglass per fortuna non ho speso tanto perché l’ho acquistato ma poi l’ho sagomato e installato da solo».

Qualche sussidio è comunque arrivato. «Come partita Iva – spiega Colonnelli – ho ricevuto i seicento euro del decreto di marzo e altrettanti per quello di aprile, adesso aspettiamo per quello di maggio». I sussidi però non bastano e soprattutto non possono certo rappresentare il futuro.

«Speriamo però che facciano qualcosa per aiutare il turismo – auspica il giovane tassista – perché la perdita economica è incredibile. Purtroppo i numeri degli altri anni quest’anno non sarà possibile farli. I primi di giugno, dopo i primi mesi di stagione, le giornate di norma sarebbero piene di clienti, mentre adesso è più il tempo che sono fermo in attesa. Cerco di fare più che posso nella zona, ma ho perso tanto». Leonardo esercita l’attività di tassista da dieci anni, dopo che il padre aveva acquistato la licenza quasi quaranta anni fa, passandola poi al figlio.

«Mio padre comprò una licenza da un ncc a fine anni’ Settanta – dice – ma come tassista iniziò ad esercitare nel 1983, dopo un bando in Comune. Ci tengo a dire che la situazione purtroppo è così per tutti. Come ho delle perdite io le hanno anche gli altri. Con l’apertura delle regioni e delle frontiere mi auguro di poter lavorare un po’ di più, ma devo dire di essere anche un po’ spaventato. È fondamentale che le persone lavorino e si muovano perché alla fine del mese bisogna arrivarci tutti, ma il virus non è stato ancora debellato». —

 

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