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il processo 

Il bosco a Capalbio regno dei pusher «Said controllava il suo territorio»

alfredo faetti

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capalbio

Il 19 giugno 2017 la prima telefonata è partita intorno alle 17, 30. Era un acquirente, pronto a raggiungere il bosco del Prataccione, a Capalbio, dove era allestito un giro di spaccio capace di rifornire tutto il sud della Maremma. La seconda telefonata è invece di nove minuti dopo, da un altro acquirente. Poi alle 18,06 all’ingresso del bosco è arrivato un furgone bianco, da cui era sceso un uomo che gridava: «oh!», rivolto verso gli alberi, da cui era uscito uno degli spacciatori. Lo stesso aveva fatto un altro uomo arrivato al Prataccione a bordo di uno scooter blu. E così via: il sottufficiale del carabinieri chiamato a deporre dal pubblico ministero Anna Pensabene ha ripercorso tappa per tappa, giorno per giorno, gli accertamenti dell’operazione “Drive In”, che ha portato a processo diciassette persone con l’accusa di spaccio di stupefacenti. Nell’ultima udienza, tenuta nell’aula bunker della procura, gli imputati sottoposti ad arresto sono collegati in videoconferenza dalle rispettive case circondariali. Il sottufficiale ha tracciato il quadro del sistema che si nascondeva in quel bosco, fatto di clienti continui e in buona parte abituali, pronti a soddisfare le esigenze dei pusher quando chiedevano acqua, cibo o sigarette, sempre in cambio di una dose. Sistema che, secondo la ricostruzione fornita nel procedimento, faceva capo a Said Jarmouni, classe 1980, che si occupava non solo dell’organizzazione della rete, ma anche della difesa del territorio. La dimostrazione è quel che avviene alla fine del giugno 2017, quando – secondo le ricostruzioni fornite dal teste in base alle intercettazioni – due persone di origini magrebine comunque vicine alla rete del Prataccione tentarono di organizzare una piazza di spaccio autonoma ad Albinia. Un’iniziativa contro cui si sarebbe scagliata la rabbia di Said. «Era pronto a una spedizione punitiva», ha detto il carabiniere in aula. Ma alla fine la situazione si è risolta il 6 luglio, a Grosseto, dopo un incontro tra i tre. «Dei due non abbiamo saputo più nulla – ha concluso il sotttufficiale – Credo che si siano allontanati per aver mancato di rispetto a Said». Ma intanto il gruppo avrebbe tenuto sott’occhio il territorio anche da un’altra prospettiva: il 25 giugno infatti i controlli da parte degli investigatori nel bosco furono costretti a interrompersi, perché gli spacciatori si accorsero di movimenti sospetti e uno ad uno lasciarono il Prataccione. Said sarebbe andato in Versilia a quel punto, ha proseguito il teste, senza però perdere il controllo dell’acquisto e della distribuzione della droga. — alfredo faetti

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