Il Tirreno

Grosseto

i diari minimi senzunesi 

Il bel viaggio di Tardani si conclude in via Salceta

Michele Nannini
Il bel viaggio di Tardani si conclude in via Salceta

Due delle tre attività rimaste aperte durante il lockdown parlano al femminile Lavanderia, cartoleria e accessori e ricambi per auto: ecco i protagonisti

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FOLLONICA

Diari minimi senzunesi, parte seconda. Il lavoro di Carlo Tardani si arricchisce di altri capitoli e dopo la galleria fotografica delle aziende di via della Repubblica rimaste aperte durante il lockdown arrivano anche le testimonianze da via Salceta, altro snodo del quartiere Senzuno che da via Palermo porta verso Cassarello e viale Europa e che prima dello sviluppo urbanistico degli anni ’50 e ’60 era invece una strada che sfociava nei campi e nella campagna.

Tardani, senzunese con la passione della fotografia, ha così completato la sua galleria di immagini pubblicata sulla pagina facebook “C’era una volta… Senzuno” di cui è uno degli amministratori, chiudendo virtualmente i diari minimi senzunesi con le testimonianze di via Salceta che tanti anni fa era interrotta all’altezza dell’attuale semaforo da un cancello oltre il quale si estendevano orti a non finire. «Ovviamente tra le due vie, per noi giovanissimi senzunesi guerrieri, la rivalità per il controllo del territorio era accesissima – conferma Tardani, che nel ricordo della storia di via Salceta ha beneficiato del supporto di Silvano Polvani, scrittore e una delle memorie di questa zona di Follonica – dovevamo conquistare il deposito del sughero dove oggi c’è la Conad, le cataste dei pinoli alla casa della Forestale sull’argine della Gora e il fiumiciattolo che costeggiava tutta via Salceta. Infinite le sassaiole anche perché le sfide a pallone erano impari». In via Salceta sono tre i commercianti immortalati. Si comincia con la lavanderia, aperta in origine da Lisetta Cerri e gestita dal 1988 da Amelia e Laura Maggini, «un negozio storico da sempre collocato in quel tratto di strada al numero civico 8 ma che negli anni ha aggiunto il self service allargandosi al numero 6 e adeguandosi alle richieste di un mercato in continua evoluzione».

Si passa poi alla Cartoleria Cmc, anche questa una gestione tutta al femminile (altra caratteristica del quartiere sulla quale Tardani si è ripromesso di tornare in futuro) di Mara Mellini e della figlia Gioia Boddi che nel 1990 hanno rilevato l’attività da Fernando Mugnaini, adesso ambasciatore della gastronomia toscana e maremmana al mercato di Girona in Catalogna. «Da queste due eleganti ragazze sono passate intere generazioni di senzunesi e non solo che hanno potuto scegliere in un ampio campionario di cancelleria, sempre esclusiva e sempre originale, in gran parte per la scuola».

Il terzo negozio immortalato da Tardani è l’attività di Enio Petricci, altro negozio simbolo di via Salceta unico nel suo genere, che da trenta anni, adesso coadiuvato dal figlio Damiano, si è specializzato in accessori e ricambi auto per auto e moto con «un accessorio al suo posto ed un posto per ogni accessorio».

Nei diari minimi di via Salceta trovano inoltre spazio i ricordi delle attività storiche che non ci sono più o che si sono trasferite, come La Casa del Regalo «che per vent’anni due senzunesi noti come Lucia e Giuliano hanno animato, contrastando valorosamente le leggi del mercato» o come la pasticceria Peggi che adesso si trova in via della Repubblica ma che negli anni ’60 Paolo e Graziella aprirono proprio in via Salceta. «Fu il lampo che squarcia la tempesta – ricorda Tardani – il vento che alimenta il mare, il brivido che scuote le membra: da quell’antro di veri alchimisti i Peggi incominciarono ad inebriare il quartiere obbligandoci a camminare tutti con il naso rivolto all’insù, catturati da quel profumo da palati fini, caldo ed intenso di pastarelle e torte, che ci riportava a ricordi ancestrali». Chiusi definitivamente i diari minimi realizzati con gli scatti al tempo del coronavirus la comunità senzunese sta continuando a ritrovarsi nella sua piazza virtuale, chi postando una vecchia foto chi ricordando un episodio o un personaggio, mentre è già in cantiere la prossima sfida: ricordare tutti i soprannomi di chi ha vissuto e lavorato nel quartiere. —

Michele Nannini

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