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Grosseto

Tanta preoccupazione m il futuro si chiamerà Maserati o Ducati

Tanta preoccupazione m il futuro si chiamerà Maserati o Ducati

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orbetello

Matteo Biscolli, 18 anni, di Albinia, frequenta il quinto anno del Polo tecnologico Manetti-Porciatti, di Grosseto, indirizzo elettronico. Ha un progetto di vita importante e le idee chiare: studiare ingegneria elettronica all’Università Enzo Ferrari a Modena, poi lavorare per aziende leader come Maserati o Ducati. Ma prima lo scoglio di questo esame “a metà” che proprio non lo entusiasma.

«Passeremo alla storia per la prova di maturità più assurda mai data prima. E speriamo che non succeda come nel film “Immaturi”, che l’esame venga annullato e lo scopriamo dopo anni. Magari torniamo tutti in classe e facciamo anche lo scritto», dice ridendo. «Certo anche io ho un discreto stato d’ansia come tutti i miei compagni, i maturandi prima e quelli dopo di me, ma so anche che non ci sarà una vera selezione e, alla fine, anche chi si presenta con voti bassi uscirà con il famoso pezzo di carta. Dovrà solo studiare un po’ di più. Mi conforta che faremo almeno l’interrogazione in presenza, perché il contatto umano non può essere sostituito da uno schermo, anche se mi rattrista che non saremo accompagnati dai nostri amici e familiari né ci saranno i compagni ad aspettarci fuori dalla porta. Non abbiamo potuto condividere questi mesi e non saremo insieme a farci reciprocamente coraggio per gli scritti e per l’interrogazione. Ci perdiamo cose che fanno parte delle esperienze di ogni studente e che ci accompagnano nella vita adulta. Ma non solo, questa maturità ha tolto anche la soddisfazione di dimostrare le competenze acquisite. Chi ha fatto l’esame lo scorso anno, ha messo a frutto anche le cose imparate con l’alternanza scuola-lavoro. Ora invece sono saltati anche i corsi pomeridiani, ad esempio quelli di robotica, spostati al 2021. Insomma non potrà esserci la soddisfazione di mettere a frutto cinque lunghi anni di vita e di studio. Di positivo c’è stato che la didattica a distanza ci ha fatto usare per forza e di più il computer e almeno abbiamo aumentato le competenze». —

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di Redazione web