Il Tirreno

Grosseto

la testimonianza  

«Io, con un fegato trapiantato, vi racconto l’odissea per fare degli esami di controllo»

Giovanna Mezzana
«Io, con un fegato trapiantato, vi racconto l’odissea per fare degli esami di controllo»

Grosseto. Pensionata racconta le peripezie per prelievi e visite e l’attesa per una radiografia: «Tutti appiccicati in un corridoio stretto»

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GROSSETO. Anna (nome di fantasia) è una pensionata grossetana di 71 anni. Nel 2004 ha subito un trapianto di fegato e ogni anno deve sottoporsi al follow up, cioè una serie di esami di controllo sulla base dei risultati dei quali il medico misura lo stato di salute di un paziente che soffre di una patologia. Questo controllo è una scadenza fondamentale per chi ha avuto un trapianto ma anche per chi ha subito un’operazione per togliere un tumore. Sono 15 anni che Anna si occupa del suo follow up: in base alla data in cui deve presentarsi dal medico con l’antologia degli esami fatti, comincia a darsi da fare sette-otto mesi prima per fissarli uno a uno, e sottoporsi a ciascuno di essi. Il percorso per arrivare al controllo finale quest’anno, però, con la pandemia da coronavirus – è stato un’odissea.

il punto

C’era da immaginarlo alla luce della sospensione forzata di tutte le prestazioni sanitarie «eccezione fatta per quelle urgenti, quelle relative ai percorsi oncologici e delle patologie croniche», come ha sempre detto – e dice – l’Asl. E qui sorge un interrogativo: la verifica dello stato di salute di una persona che ha subito un trapianto d’organo – il fegato – poteva rientrare in questa casistica? Era differibile o no? Perché a seconda di ciò che trova al controllo, il medico mette mano al piano terapeutico. Il problema è poi che per Anna la strada ha continuato a essere accidentata anche dopo l’ordinanza del presidente della giunta regionale – n° 49 del 3 maggio – con cui Enrico Rossi ordina alle Asl la ripresa delle attività sanitarie – anche programmabili – sia ambulatoriali che chirurgiche, a partire dal giorno successivo; ma anche dopo la delibera del direttore generale dell’Asl sud est – n. 531 dell’11 maggio con – cui Antonio D’Urso dà seguito a quanto prescritto dal governatore toscano.

la scadenza

Anna parte dall’inizio. È seguita da un medico specialista del centro trapianti dell’ospedale Cisanello di Pisa che le ha fissato per il 22 maggio la visita di controllo in occasione della quale deve presentare i risultati degli esami prescritti: del sangue, per il dosaggio del farmaco anti-rigetto; la visita dermatologica; l’elettrocardiogramma; la mammografia; Pap test; Tac; radiografia toracica; l’ecografia addominale; la ricerca del sangue occulto nelle feci; la gastroscopia. .

il vortice di telefonate e email

Il primo ostacolo s’innalza con gli esami del sangue. È aprile e «Prenoto il prelievo – racconta Anna – e me lo fissano per il 26 giugno, molto dopo il 22 maggio; chiedo al Cup di anticiparlo e mi rispondono: “Può andare a Orbetello, Pitigliano o Castel del Piano”»; ma Anna non guida e il virus circola ancora. Cosa fa? «Chiamo la segreteria dell’assessora regionale alla salute Stefania Saccardi e illustro il problema. Vengo contattata da Simona Dei (direttrice sanitaria dell’Asl sud est, ndr) che mi dice di presentarmi agli ambulatori di via Don Minzoni». Così Anna fa subito il prelievo, ma quando le consegnarono la ricevuta scopre che i risultati li avrà il 12 giugno: troppo tardi. Una sua cara amica, Beatrice Porpora Emma, caposala in pensione, scrive dunque all’Organizzazione Toscana Trapianti-Ott di Firenze e al direttore generale D’Urso; dopodiché «Sono stata contattata dal dottor Ognibene (Agostino Ognibene, immunoematologia e medicina trasfusionale, ndr), che si è preso la mia situazione a cuore e ha fatto in modo che io potessi avere i risultati in tempo. E che ringrazio».

l’errore

Il secondo inghippo c’è per la gastroscopia fissata da tempo per il 20 aprile. «Qualche giorno prima, contatto il polo endoscopico del Misericordia – dice – per sapere se potevo recarmi a fare l’esame visto che non avevo avuto comunicazione di disdetta. E qui scopro che non esisto: la mia impegnativa era stata attribuita a un altro paziente. Ho dovuto fissarla per il 24 giugno».

il risultato

E così il 22 maggio, 18 giorni dopo l’ordinanza di Rossi e 11 giorni dopo la delibera di D’Urso per la ripresa delle attività sanitarie post emergenza sanitaria, Anna è giunta al controllo con il medico di Cisanello – che quest’anno si è svolto al telefono – senza i risultati della gastroscopia. «A dirla tutta ho fatto il controllo – continua – avendo in mano metà degli esami e delle visite che avrei dovuto fare. E se sono riuscita a farne il 50% è stato solo perché ho rotto le scatole a destra e a manca e per il buon cuore di alcuni medici: con la prescrizione del mio medico, ho fatto la mammografia perché ho incontrato la dottoressa Bonavia (Alessandra Bonavia, ndr) nei corridoi dell’ospedale e se n’è occupata lei; con la prescrizione del mio medico ho fatto la Tac e l’ecografia addominale per merito del dottor Franci (Luca Franci, ndr). Ma non è giusto. Non è questo il modo». Anna continuerà a sottoporsi agli esami che non è riuscita a fare entro il 22 maggio.

«io, allibita: in fila, appiccicati»

Tant’è che il 28 maggio si è recata all’ospedale Misericordia per una radiografia al torace. «Scendo all’accettazione, al piano -1 – descrive – e resto basita. Lungo il corridoio stretto-stretto, ci sono in fila una dozzina di persone, appiccicate le une alle altre: avevano la mascherina ma non tenevano la distanza di sicurezza per le norme anti-contagio. E mentre eravamo in attesa, passavano pazienti in barella che scendevano dai reparti accompagnati dagli infermieri per fare esami. Sono senza parole». —
 

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di Redazione web