La protesta
La “Cilabbrona” si rifà bella: via ai lavori costeranno 25mila euro
Bersaglio di ironia e invettive, dopo oltre 30 anni di dibattiti, progetti e sogni, ieri sono partiti i primi lavori di riqualificazione nella piazza principale di Roccastrada. Piazza Gramsci è nota – non solo in paese – come “La Cilabbrona”, dispregiativo coniato subito dopo la sua realizzazione, a fine anni Ottanta. Da tempo si parlava di risistemarla e renderla più gradevole alla vista e all’uso da parte dei roccastradini.
L’intervento prevede una serie di sistemazioni, livellamenti e la messa in opera di piantumazioni di vario genere, nonché la demolizione della parte in elevazione della vecchia fontana, all’interno della quale troverà collocazione una pianta di ulivo.
I lavori, dell’importo complessivo di 25mila euro, sono finanziati per circa il 75% con risorse provenienti dalla Regione Toscana e la restante parte con risorse del bilancio comunale. L’idea progettuale e la direzione dei lavori sono a carico dell’Ufficio tecnico comunale. Sono stati 330 i cittadini, che hanno partecipato a un sondaggio indetto dall’amministrazione comunale, a scegliere la soluzione progettuale migliore per piazza Gramsci. Una larga maggioranza ha scelto la pianta di olivo; la seconda preferenza era quella per l’aiuola di fiori con essenze sempreverdi; infine la soluzione delle installazioni luminose, disdegnata da quasi tutti i roccastradini. «D’altra parte la pianta di olivo – spiega la vicesindaco Stefania Pacciardi – rappresenta un simbolo del territorio e Roccastrada da anni fa parte della associazione Città dell’Olio. In questo modo, oltre a venire incontro alla volontà dei cittadini, rendiamo omaggio a questa coltura».
Nel 1929 piazza Dante si chiamava piazza Tagliavacche in riferimento a un signorotto locale dell’epoca. Qui il fascismo ci trasferì il monumento ai caduti che si trovava dietro il palazzo comunale. E sempre nel ’29 si decise anche di ampliarla, demolendo (cosa inaudita ai giorni nostri) una chiesa del 1500 con cripta e cimitero sottostante. Così nel 1936 fu inaugurata la nuova piazza, con il nome di piazza Vittorio Emanuele. Nell’angolo dove stava la chiesa furono costruiti dei vespasiani.
Dopo soli 20 anni, nel 1956, l’amministrazione comunale gli cambiò il nome in Antonio Gramsci. Dieci anni dopo, nel 1966, fu aggiunta una vasca con la scultura di un cinghiale e 20 anni dopo fu tolto il cinghiale e inserita un’imponente cascata d’acqua in memoria dell’attività mineraria. Con le ristrettezze economiche dell’ente locale la cascata d’acqua è diventata un lusso che le finanze locali non potevano più permettersi. Così la Cilabbrona è ormai a secco da tempo. Sono nate, quindi, negli ultimi anni, svariate proposte da parte di associazioni locali e comuni cittadini per sistemare la piazza. Il momento è arrivato.—
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