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coronavirus: la ripartenza 

Jazzisti italiani in luoghi da scoprire Il Grey Cat Festival non si fermerà

Michele Nannini
Jazzisti italiani in luoghi da scoprire Il Grey Cat Festival non si fermerà

Il direttore artistico Stefano “Cocco” Cantini tira dritto «Così metteremo in mostra i nostri migliori musicisti»

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follonica

Con l’ultimo Dpcm sulle riaperture sono state inserite anche alcune norme che riguardano gli spettacoli, sia all’aperto che al chiuso. In attesa di verifiche più precise sulle possibilità che avrà il territorio (ma soprattutto sulle volontà delle amministrazioni) di ospitare spettacoli e concerti c’è già qualche prima risposta alla domanda di musica, che gli amanti del jazz dovrebbero vedere soddisfatta. «La musica non si deve fermare e siamo intenzionati a ripartire – conferma Stefano “Cocco” Cantini, direttore artistico del Grey Cat Festival, uno degli appuntamenti più importanti e radicati nel territorio maremmano ma non solo – la programmazione artistica del festival 2020 era in pratica già tutta definita, purtroppo dovremo rivederla e modificare alcune delle date che avevamo pensato. Ospitare artisti e gruppi stranieri per il momento non è possibile, siamo in contatto con tutti i tredici comuni sede dei concerti e sono tutti entusiasti e con la volontà di ripartire: è una scelta che rappresenta un segno di civiltà, la gente ha bisogno di cultura e di musica. L’idea è quella di riprendere ad agosto cercando gli spazi giusti e magari trovandone altri fino ad oggi mai utilizzati, il tutto nel rispetto delle regole in vigore sia per il pubblico che per gli artisti, evitando quindi a malincuore i gruppi musicali numerosi». L’obiettivo è quello di puntare sulle eccellenze italiane. «Cercheremo di dare spazio ai musicisti di casa nostra, sia a quelli già affermati che a quelli emergenti – continua Cantini – in modo da trasformare l’impossibilità di avere artisti stranieri in un’occasione per mettere in mostra i nostri bravi talenti. Con l’associazione Midj, che raggruppa i musicisti italiani di jazz, abbiamo già dato una risposta in questo periodo di blocco soprattutto ai ragazzi più giovani; mi addolora invece vedere che un festival come Umbria Jazz, pieno di sponsor e appuntamento di vertice della programmazione italiana, abbia scelto di non svolgere l’edizione 2020. È una decisione che reputo scandalosa, doveva essere il traino per tutti i festival più piccoli, magari pensando a un’edizione che privilegiasse proprio i musicisti italiani: sarebbe stato un esempio enorme e un aiuto per tutte le altre realtà».

Sul protocollo che regola la ripresa degli spettacoli invece si poteva fare meglio? «Forse sì, penso ad esempio ai grandi teatri che hanno spazi, camerini e strutture per poter ospitare un numero più elevato di artisti pur nel rispetto delle regole in vigore; per la danza magari il discorso è un po’ più problematico perché il contatto è in pratica continuo ma in un palcoscenico grande credo che si possano vedere insieme anche quartetti o quintetti, non solo di musicisti ma anche di attori: il contatto in questo caso è più mentale ed artistico che fisico».

In attesa di capire dove, come e quando si tornerà a sentire musica dal vivo il solco in Maremma sembra comunque essere tracciato. «Noi ci siamo – conclude Cantini – il Grey Cat è un patrimonio di tutto il territorio, dei tredici comuni e delle tre provincie che lo ospitano, la programmazione viene condivisa e conosciuta in tutta Italia e in tutta Europa: siamo tutti intenzionati a ripartire e stiamo lavorando per capire come e quando farlo. Fermarsi per noi è un concetto inesistente, sarebbe la cosa meno civile in questo momento». —

Michele Nannini

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