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Collisione con la barca a vela Comandante condannato

p.s.
Collisione con la barca a vela Comandante condannato

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Porto ercole

Il 9 agosto 2014 l’imbarcazione a motore Audace venne a collisione con una barca a vela. Quest’ultima rimase semidistrutta e per poco non era affondata, i tre occupanti rimasero feriti (tre uomini di 27 anni, romani, prognosi tra i 5 e i 40 giorni). Per quell’incidente avvenuto al largo di Cala Galera, l’armatore e comandante dell’Audace è stato condannato: 1 anno e 3 mesi la pena ritenuta equa dal collegio del Tribunale (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti e Andrea Stramenga) che ha riqualificato il reato iniziale colposo riducendone la gravità e ha disposto la sospensione per 5 anni.

Per Giuseppe Andrea Zaccherini, 82 anni, ingegnere abitante a Corchiano di Viterbo, il sostituto procuratore Salvatore Ferraro aveva sollecitato 1 anno e 4 mesi per il naufragio: sulla scorta delle conclusioni del consulente tecnico aveva ravvisato come sussistenti le violazioni in materia di velocità, di mancanza di servizio vedetta, di distanza di sicurezza, di rispetto della precedenza. E aveva chiesto anche 4 mesi per le lesioni colpose causate ai tre occupanti investiti dal natante. Il pm ha specificato di non ravvisare un concorso di colpa delle vittime che si trovavano sulla barca a vela, un Laser Bahia da 4,6 metri; e ha osservato che la consulenza difensiva confermava di fatto le accuse; anche se non aveva causato un affondamento vero e proprio, l’Audace aveva comunque causato un pericolo per l’incolumità per gli stessi suoi occupanti.

Il difensore di Zaccherini, l’avvocata Patrizia Fabiani, aveva invitato i giudici a considerare la differenza abissale tra un disastro colposo come quello trattato nel processo e quello, ad esempio, della Costa Concordia: entrambi puniti però con la stessa norma. E che le parti offese erano state soddisfatte a suo tempo dall’assicurazione. Aveva quindi concluso per l’assoluzione o comunque la derubricazione del reato in una valutazione più blanda, aspetto poi accolto dai giudici che si sono riservati 90 giorni per il deposito delle motivazioni. —

p.s.



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