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Arresto cardiaco Nuova pratica che salva la vita

Arresto cardiaco Nuova pratica che salva la vita

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Grosseto

Gli esperti lo chiamano “best perfusion”, ed è una pratica terapeutica applicata nell’Asl Toscana sud est sulle persone colpite da arresto cardiaco e che sono lontane dalle strutture ospedaliere come gli ospedali di Grosseto e Arezzo, dotati di emodinamica per terapia endovascolare degli infarti acuti al miocardio e le Scotte di Siena, dove praticano la rianimazione con circolazione extracorporea.

La Best perfusion coinvolge l’emergenza territoriale, il Pronto Soccorso degli ospedali di riferimento, le unità operative di emodinamica e le terapie intensive, che collaborano per garantire la più alta qualità di cura per il cittadino vittima di arresto cardiaco improvviso.

Il percorso della best perfusion inizia con la chiamata al 118: a questo punto la centrale operativa raccoglie i dati fondamentali, tra cui il luogo esatto per la richiesta di intervento che consente di attivare, se presente nelle vicinanze, un defibrillatore semi-automatico con l’obiettivo di portarlo il più rapidamente possibile sul luogo dell’evento. I Dae – cioè i defibrillatori automatici esterni – sono circa 450 in provincia di Grosseto, ma la dotazione di essi è in continua evoluzione.

La centrale operativa guida quindi la persona vicina a quello infartuata con istruzioni telefoniche nelle prime manovre rianimatorie, fondamentali per aumentare le possibilità di sopravvivenza del paziente in arresto cardiaco.

Contemporaneamente vengono allertati i mezzi di soccorso: l’ambulanza di base con personale addestrato alla rianimazione cardiopolmonare e dotata di defibrillatore automatico esterno, i mezzi con sanitari (medici e infermieri a bordo) e l’elisoccorso.

La novità del percorso best perfusion è la possibilità di trasportare il paziente anche in assenza di una ripresa di circolo spontaneo a patto che sul posto arrivi un massaggiatore meccanico presente in uno dei mezzi di soccorso giunti sulla scena. Questo è reso possibile dall’utilizzo appunto dei massaggiatori meccanici che garantiscono la possibilità di eseguire un massaggio cardiaco di alta qualità anche in condizioni altrimenti difficoltose, quali il trasporto in ambulanza o in elicottero.

Nonostante il cuore sia ancora in arresto, il suo utilizzo permette di generare una circolazione artificiale con sufficiente ossigenazione degli organi vitali del paziente preservandone la sua capacità di sopravvivenza cellulare diminuendo così il rischio dei peggiori esiti. –



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