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Estorsione e minacce, portato in carcere per scontare la pena
grosseto
Deve ancora scontare tre anni, nove mesi e dieci giorni di carcere. Per questo Giuliano Fenici, 36 anni, originario di Roma ma residente a Grosseto da tempo, è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile della questura di Grosseto e portato al carcere di via Saffi. I reati per i quali è stato condannato sono violenza privata, estorsione e spaccio a minorenni: reati che erano stati commessi tra il 2016 e il 2017 quando l’uomo era stato arrestato dalla squadra mobile dopo aver ricevuto la denuncia presentata da una donna che dalla disperazione aveva persino pensato di farla finita. Non ce la faceva più a sopportare che quell’uomo continuasse a minacciare lei e la sua famiglia, a chiedere soldi e a rendere a tutti la vita impossibile. La donna aveva poi trovato il coraggio di aprirsi con un’amica, alla quale, pian piano, era riuscita a raccontare l’inferno che stava vivendo da un paio di mesi, poi si era rivolta alla questura. Fenici era stato arrestato. Grazie al racconto della donna la polizia era riuscita a ricostruire l’intera vicenda: l’uomo terrorizzava da un paio di mesi tutta la famiglia con richieste di denaro. Fenici aveva detto che il denaro gli serviva perché, avendo problemi giudiziari, doveva sostenere delle spese per la propria difesa, per 4mila euro. Un giorno si era presentato a casa della famiglia, si era fatto consegnare le chiavi della loro unica auto e, dietro minaccia, anche un computer portatile e un’autoradio. Aveva anche cercato di farsi intestare l’auto. Durante la perquisizione, gli agenti della squadra mobile hanno recuperato e sequestrato l’auto, il computer e l’autoradio. Al processo, il figlio della donna aveva spiegato che quella vecchia Clio «Era un acconto sulla cifra che io ritenevo giusto dovergli dare. Io avevo paura. Io avevo detto ad amici, non mi ricordo a chi, che Fenici aveva delle armi». Queste parole avevano provocato una perquisizione da parte della guardia di finanza. «Ma io non sapevo se lui avesse davvero le armi».
Il pm Anna Pensabene aveva chiesto una condanna a sette anni, i giudici (Adolfo Di Zenzo presidente, Giovanni Puliatti, Gian Marco De Vincenzi) lo hanno condannato a quattro anni e 8 mesi. Ora l’avvocato Carlo Valle, presenterà istanza per chiedere una misura alternativa al carcere. — F.G.
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