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All’ex aeronautica militare campi sportivi, piscina e verde

Andrea Capitani
All’ex aeronautica militare campi sportivi, piscina e verde

Il sindaco non esclude neppure che possano essere dedicati spazi alla movida Per progettare il futuro dell’area ci sono però nodi da sciogliere: ecco quali

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Un campo sportivo, campi da tennis, forse una piscina, ma tutto passa dagli atti. L’ex 64° deposito dell’aeronautica militare di Porto Santo Stefano è ancora al centro delle trattative tra il Comune, il ministero della difesa e l’ente militare che, fino a qualche anno fa, ne gestiva l’intera area. L’intenzione dell’amministrazione argentarina, una volta che i documenti saranno a posto, è quella di realizzare un polo sportivo, oltre a giardini pubblici e, se qualche privato ne farà richiesta, anche locali per la movida o un teatro.

«Nel procedimento urbanistico che sarà aperto la settimana prossima – annuncia il sindaco Franco Borghini – daremo indicazioni per realizzare spazi pubblici. Non ci saranno interventi di carattere privatistico». Il sindaco pensa a «un campo da calcio, campi da tennis, una piscina più strutturata, oltre ai giardini. Tutto questo – spiega – a partire già dal primo cancello. Intanto puntiamo a farci dare indietro quello che è già nostro, ovvero ciò che sta tra il primo e il secondo cancello. Poi vediamo anche se riusciamo a acquisire la restante area».

Ci sono però passi da compiere. «La precedente amministrazione aveva preso in carico, accollandosi la bonifica, una parte che era già nostra – puntualizza il primo cittadino – Ad oggi, con una situazione normale, potremmo fare un’ingiunzione di sgombero per la prima parte, mentre per la seconda dovrebbe esserci il chiarimento tra l’Aeronautica e gli eredi a cui fu tolto il terreno. La bonifica deve essere a carico dell’Aeronautica. Loro dicono di averla fatta, ma ci vuole la certificazione che però non è stata prodotta. Prima di poter fare qualsiasi cosa, insomma, servono diversi passaggi».

La vicenda è complessa, a partire dalle proprietà del terreno. «Per la zona tra il primo e il secondo cancello – spiega Borghini – che faceva parte del lascito della famiglia Vivarelli al Comune di Monte Argentario prima della seconda guerra mondiale, abbiamo fatto tutte le visure e quell’area era già di proprietà dell’ente: quindi l’Aeronautica ci avrebbe dato indietro quello che era già nostro. Abbiamo scritto loro, facendo presente i controlli che abbiamo fatto. La task force dell’aeronautica dice che non è più di sua competenza, e passa la palla al ministero. Il coronavirus ci ha impedito di portare avanti la procedura per chiarire questa faccenda. La seconda parte che dal secondo cancello arriva in fondo alla zona del Campone, che l’Aeronautica acquisì da dei privati: non dovrebbe essere né dell’Aeronautica né del Comune, ma degli eredi: al tempo si sospetta non furono espropriati, ma ci fu un’occupazione d’urgenza. Abbiamo trovato soltanto delle servitù militari che erano state rinnovate di cinque anni in cinque anni, l’ultima delle quali nell’85 e fino al ’90, a meno che l’Aeronautica, a suo tempo, non abbia fatto degli espropri che però deve ancora dimostrare. Gli espropri per la parte comunale sicuramente non ci sono».

Le possibilità all’interno di un territorio così grande, una volta sbloccato, sono tante. «La movida? Ci può stare. Siamo aperti alle proposte degli imprenditori – risponde Borghini – sarebbe un ottimo posto e, secondo il piano dei rumori, più ci si allontana dal centro urbano e più possono essere alzati i decibel. Inoltre sono convinto che concentrare le forze dell’ordine all’ex deposito sia un errore, perché il presidio del territorio deve essere sparso all’interno del paese, è un deterrente per i malintenzionati». —

Andrea Capitani

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