Gioco
I servizi ambulatoriali torneranno sul territorio Se servono, nuove strutture
Il direttore del Distretto Area grossetana, Amiata e Colline Metallifere descrive la riorganizzazione: visite spalmate su 12 ore e niente file
l’intervista
Se fare i conti con la pandemia ha costretto a rivedere l’organizzazione dell’ospedale di Grosseto e, in parte, anche di quelli periferici, altrettanto avverrà con la sanità del territorio. Lo aveva anticipato la direttrice del Misericordia e della rete ospedaliera dell’Asl sud est, Monica Calamai al Tirreno, lo conferma il direttore della Zona Distretto Area grossetana, Amiata e Colline Metallifere, Fabrizio Boldrini.
Il graduale ritorno a regime delle attività ambulatoriali, dei punti prelievo, dei servizi amministrativi, del Cup, solo per citare alcune prestazioni, è appena iniziata e il percorso sarà lungo. Quella che attende i vertici della Asl è una rivoluzione culturale, che dovrà cambiare anche le abitudini consolidate nei cittadini. La parola d’ordine post coronavirus, infatti, è distanziamento sociale, maggiore cautela per evitare la promiscuità e l’assembramento. Non si vedranno più file al Cup, sale d’attesa affollate, via vai di persone. Quello che sta cambiando al Misericordia e nei distretti è contenuto nero su bianco nel piano di riorganizzazione allegato alla delibera 531, firmata dal dg dell’Asl l’11 maggio.
Come sarà la nuova sanità territoriale?
«Prima del Covid, e in quel momento era del tutto logico pensarlo, è stata perseguita l’idea di accorpare tutti i servizi sanitari e amministrativi nell’area del Misericordia. Oggi è impensabile. Bisogna ribaltare l’approccio strategico di 180 gradi e riportare i servizi nei distretti e nelle sedi territoriali. Non c’è solo da rimettere in moto la macchina, ma occorre rivedere tutta l’organizzazione ragionando in termini diversi, perché il Covid non è un ciclone che è passato e non torna più. Ha dimostrato che le pandemie sono un rischio reale con cui convivere».
Cosa cambierà nel rapporto tra ospedale e territorio?
«L’ospedale è il luogo in cui si cura il momento acuto della malattia, ma la fase successiva deve essere presa in carico dai servizi sanitari sul territorio. Scordiamoci dell’ospedale come un punto di “erogazione di servizi”. Questo vale soprattutto per il Misericordia, ma a Massa Marittima e Castel del Piano, parlando di questa Zona distretto, essendo no-Covid, alcuni servizi ambulatoriali resteranno. Per il resto dobbiamo trovare non solo la collocazione appropriata e razionale delle nostre attività, ma anche quella fisica e geografica, individuando nuovi spazi per rispondere a una sanità che cambierà totalmente».
Questo significa anche costruire nuove strutture?
«Stiamo facendo una valutazione dell’esistente e del fabbisogno, che va di pari passo con la stesura di un cronoprogramma per la “ripartenza” dei servizi con le nuove modalità. Ci vorrà del tempo, ma dobbiamo arrivare ad avere luoghi fisici in cui, accanto alle attività legate alla clinica, all’assistenza sanitaria e al raccordo con la medicina generale, c’è la parte amministrativa. Se non è possibile utilizzare l’esistente, tenendo conto delle misure anticontagio, bisogna pensare nuovi spazi. Ogni decisione verrà assunta di concerto con i sindaci, le forze sociali, le rappresentanze dei cittadini».
Cosa cambia per i cittadini?
«Le prestazione saranno tutte su appuntamento tant’è che verrà potenziato il Cup. Gli orari verranno assegnati calcolando i tempi per evitare assembramenti in sala di attesa. Questo richiede anche una maggiore attenzione all’osservazione dell’orario, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari. Le visite ambulatoriali saranno spalmate nelle 12 ore, almeno su sei giorni, tenendo conto dei limiti contrattuali di alcuni professionisti. Ci vorrà del tempo, ma molte cose cambieranno in meglio, grazie anche al senso di responsabilità che i cittadini hanno dimostrato e che sarà ancor necessario per cambiare l’approccio alle prestazioni sanitarie». — L.S.
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