Il Tirreno

Grosseto

IL PARACADUTE ANCORA CHIUSO

Cassa in deroga: su 5.300 richieste poco più del 20% ha ricevuto i soldi

Giovanna Mezzana
Gli ombrelloni chiusi di un bar (Foto d'archivio)
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Gli ombrelloni chiusi di un bar (Foto d'archivio)

Grosseto. Commessi, barman, cuochi e camerieri, operai e impiegati. La stragrande maggioranza non ha ancora avuto un euro

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GROSSETO. Doveva arrivare entro Pasqua, poi c’è stato il posticipo a dopo le festività, quindi, presumibilmente, a fine aprile: tant’è che – a un certo punto – persino il premier Giuseppe Conte si è scusato per i ritardi. Detto questo, sono oltre 4mila i lavoratori che dalla Maremma all’Amiata, dalle Colline Metallifere a quelle del Fiora sono ancora in attesa di ricevere la cassa integrazione in deroga. Sarà per il numero abnorme di domande che hanno sommerso gli uffici regionali, sarà perché le richieste per l’ammortizzatore “in deroga” necessitano del doppio filtro di “validazione” da parte della Regione e dell’Inps, sarà perché l’anticipo delle somme da parte delle banche – modalità prevista da decreto governativo – si è arenato in più di un collo di bottiglia, ma questo è.

IL SOSTEGNO

Con il decreto che l’11 marzo blindò l’Italia, il governo ha messo sul piatto un bouquet di “ammortizzatori”. Per l’industria, per le aziende più strutturate – che hanno lo status di società – c’è la cassa integrazione ordinaria (Cigo) d’emergenza con causale “Covid-19 nazionale”. Le aziende invece che, in virtù del settore di appartenenza, non possono accedere alle integrazioni salariali ordinarie, possono richiedere, la cassa integrazione in deroga. E come dal resto della Toscana, anche dalla provincia di Grosseto – territorio a basso tasso di produzione industriale e dove le imprese sono più micro che altrove – sono partite migliaia di richieste da parte dei datori di lavoro messi in ginocchio dagli effetti del lockdown per coronavirus, a tutela dei loro dipendenti: cuochi e camerieri, barman e pasticceri, commessi del commercio al dettaglio e all’ingrosso, operai e impiegati...

UNA MONTAGNA DI DOMANDE

Al 14 maggio sono state complessivamente 96.325 le richieste di cassa integrazione da parte di 37.522 aziende toscane: sono i dati in possesso di Cgil Toscana, la cui fonte è la Regione; le domande di 36.378 aziende sono già state spedite all’Inps mentre la quota restante è sotto verifica. Tra le oltre 96mila richieste, ci sono anche quelle che giungono dalla Maremma e dall’Amiata, dalla Colline Metallifere e dal Fiora. E, nel dettaglio, sono state avanzate, sempre secondo i dati di Cgil Toscana e di fonte regionale, per: 3.344 operai, 1.547 impiegati, 376 apprendisti e 14 quadri, per un totale di 5.281 richieste che corrispondono a un milione e 60mila ore. Secondo i dati in possesso di Cgil Toscana, forniti dalla Regione, le richieste che hanno ad oggi portato soldi nelle tasche dei lavoratori toscani sono il 23% del totale, quindi, a conti fatti, e con un pizzico di approssimazione “territoriale”, su 5.281 sono oltre 4mila in provincia di Grosseto i lavoratori che non hanno ricevuto un euro.

SPERANZE E CORRETTIVI

In una nota del 21 maggio, Inps Toscana precisa che «al 18 maggio è stata messa in pagamento la cassa integrazione in deroga per 52mila lavoratori, pari al 50% del pervenuto»: quindi, se è stata “messa in pagamento” non resta che attendere che giunga nei conti correnti dei lavoratori; e «Resta forte l’impegno dell’istituto – assicura la direttrice dell’Inps Toscana Cristina Deidda – per mettere in pagamento tutte le domande fin qui pervenute, entro maggio». L’onere ricaduto sulle spalle dei lavoratori Inps è riconosciuto anche dal sindacato: non c’è dubbio che sui ritardi «abbia influito lo tsunami della gran mole delle richieste», osserva Mirko Lami, segretario confederale Cgil Toscana. Ma c’è anche altro: «Adesso mi aspetto – aggiunge Lami – che ci sia un cambio di passo alla luce anche della volontà manifesta di velocizzare le pratiche. E mi aspetto che il premier Conte richiami le banche all’ordine; se si fa un accordo, si porta avanti; se invece la banche non ci vogliono stare, si annulla l’accordo»; il riferimento è al fatto che la chance messa a decreto dell’anticipo delle somme della cassa da parte delle banche è stata tutt’altro che una velocizzazione, tant’è che ad oggi non è dato sapere quanti siano in Toscana – ma l’inghippo riguarda tutto il Belpaese – i casi in cui la cassa sia arrivata grazie alla mano degli istituti di credito. Il pressing di Cgil sul governo riguarda anche altro: «Qualche azienda si sta permettendo di licenziare lavoratori nonostante sia impedito, da un decreto, almeno fino al 31 agosto: il governo – conclude Lami – deve immediatamente prendere in mano questa situazione».
 

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