Gioco
Regole anti contagio e controlli Poche irregolarità riscontrate
Dall’inizio dell’emergenza i tecnici dell’Asl hanno fatto visita a quasi 500 tra aziende e negozi
il protocollo
La fase due dell’emergenza coronavirus è entrata nel vivo, da lunedì, con la riapertura della maggior parte delle attività al pubblico, bar, ristoranti, negozi al dettaglio, estetiste, parrucchieri.
Tra il 25 maggio e la prima settimana di giugno si aggiungeranno palestre, piscine, centri sportivi, stabilimenti balneari. Il lento ritorno alla normalità e la convivenza con il coronavirus presuppongono, tuttavia, molte regole nuove da rispettare e da controllare che vengano ben applicate.
Nell’ambito della salute pubblica e della sicurezza sul lavoro, è l’Asl che è chiamata a vigilare – e se necessario, assistere le aziende e chiunque abbia un’attività al pubblico – attraverso alcune funzioni del Dipartimento di Prevenzione, in particolare nei settori Igiene pubblica e Prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro (Pisll), cui si aggiunge anche la Sicurezza alimentare, benché coinvolta meno direttamente nel contrasto al coronavirus.
«In provincia di Grosseto, tra il 10 marzo e il 4 maggio, sono stati fatti circa 450 controlli, nelle aziende e nelle attività commerciali che erano rimaste aperte al pubblico e in quelle che hanno ripreso via via l’attività. Accompagnata anche dal lavoro di informazione, in particolare sul “protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, introdotto dalla normativa regionale e reso obbligatorio per i datori di lavoro e per le attività pubbliche», spiega Daniela Cardelli direttore del Dipartimento delle professioni tecnico-sanitarie, della riabilitazione e della prevenzione.
Nel pieno della fase 2, con le nuove aperture dal 18 maggio in poi, sono già previsti 190 controlli di Igiene pubblica fino a tutto il mese di giugno. A questi si aggiungono quelli del Pisll, circa 100 effettuati nella fase 1. In questo caso, i tecnici, oltre alla normale programmazione, effettuano anche verifiche sulle aziende che hanno redatto il protocollo condiviso, secondo un campione scelto dalla Regione.
Sono previsti almeno 30 di questi sopralluoghi, in aggiunta ai 15 già fatti prima del 4 maggio, nei quali peraltro non sono state riscontrate irregolarità in ambito Covid. «A giugno – aggiunge Cardelli – i tecnici dell’Igiene pubblica dovranno fare anche i controlli sulle scuole, che riaprono per l’esame di maturità con l’obbligo della sanificazione e del distanziamento sociale. Ci tengo a precisare, che tutte queste attività sono volte alla prevenzione, non alla repressione, anche se ovviamente le irregolarità vengono sanzionate. Del resto non è semplice muoversi tra le novità che arrivano di continuo. Anche per questo ci tengo a ringraziare i tecnici per il grande lavoro che stanno portando avanti, pur con tutte le difficoltà legate al periodo».
I decreti del governo, insieme alle ordinanze regionali e alle indicazioni tecniche dell’Inail, infatti, producono di giorno in giorno linee di indirizzo che richiedono una sempre maggiore interazione tra i settori del Dipartimento di Prevenzione. «I protocolli di sicurezza contro il coronavirus – spiega Domenico Viggiano, direttore dell’Area funzionale dipartimentale Pisll – sono applicati ovunque ci sia un’attività lavorativa, anche se non ci sono dipendenti, ma solo il titolare o il lavoratore autonomo. Se poi c’è un contatto con il pubblico, la prevenzione si estende anche alle persone che interagiscono con quell’attività. Il pericolo del coronavirus non è legato al tipo di lavoro che viene svolto, ma è un rischio che tutti possono correre. Quindi il datore che aggiorna il protocollo per la sicurezza, protegge il dipendente, sé stesso, ma anche le altre persone che a vario titolo entrano in contatto con la sua azienda. Diciamo che cade il confine stretto tra le competenze e si allarga l’interazione tra i tecnici dei vari settori del Dipartimento di Prevenzione».
Gli operatori del Pisll, tra l’altro, hanno svolto anche attività di informazione con le associazioni di categoria e datoriali, i sindacati, i comitati paritetici, per illustrare le novità normative, anche in riferimento alla questione spinosa della responsabilità penale del datore, nel caso in cui in dipendente si ammali di coronavirus. «La corretta applicazione delle misure indicate nel protocollo condiviso è una garanzia anche in questo senso, oltre a tutelare la salute del titolare, dei dipendenti e più in generale dei cittadini», spiega Viggiano.
«Tutte le attività legate al Covid-19 vanno di pari passo con i controlli che il Dipartimento di Prevenzione svolge normalmente e che non si sono mai fermati» spiega il direttore Maurizio Spagnesi. «È chiaro che in questo momento la priorità è data dalla verifica della corretta applicazione delle misure anticontagio, che riguardano tutti: i proprietari di attività, i dipendenti, i liberi professionisti, i clienti e più in generale i cittadini, anche nel tempo libero e di vita privata. È la normativa nazionale e regionale a richiederlo, prevedendo anche una diversa organizzazione dell’attività dei tecnici. Un lavoro enorme, cui si aggiunge anche la parte strettamente sanitaria, quella delle vaccinazioni, per fare un esempio, e delle indagini epidemiologiche, di fondamentale importanza nella lotta a ogni epidemia o pandemia, non solo quella attuale», conclude Spagnesi. —
Lina senserini
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