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Grosseto

l’allarme 

Inquinamento delle falde acquifere «Analisi per individuare i responsabili»

Francesca Gori
Inquinamento delle falde acquifere «Analisi per individuare i responsabili»

Gli ambientalisti presentano un nuovo esposto in Procura e chiedono al sindaco di fare la caratterizzazione delle aree

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grosseto

Un nuovo esposto alla Procura, affinché venga accertato il perché della concentrazione anomala di nitrati nelle acque che arrivano fino alla riserva naturale della Diaccia Botrona, dopo quello presentato per l’inquinamento delle acque del fosso Molla 2 in località Lago Bernardo e una richiesta, inviata ieri al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna affinché proceda con la caratterizzazione di quell’area, per individuare i responsabili di quei valori.

Questa mattina, i rappresentanti del Comitato Grosseto Aria pulita hanno di nuovo interessato i magistrati di via Monterosa, dopo che qualche mese fa avevano lanciato l’allarme sull’altro sito, quello di San Martino, per il quale ci sarebbe già un fascicolo aperto. Il cattivo odore che ha ammorbato a più riprese l’aria in città, è stato il campanello d’allarme che, nel caso di San Martino, ha spinto il Comitato ad effettuare le analisi delle acque del Molla 2, fosso che poi confluisce nel canale San Rocco.

Sono due diversi filoni, quelli seguiti dagli ambientalisti che hanno incaricato, per l’analisi delle acque del fosso Molla 2 un laboratorio che ha effettuato i campionamenti, scoprendo che la concentrazione di nitrati in quella zona è di decine di volte superiore a quella consentita. «Il che ci fa dire – spiega Roberto Barocci del Forum ambientalista – che l’ipotesi che del probabile inquinamento della falda acquifera sia ragionevole». A San Martino, le acque scolanti dai terreni che confluiscono nel Molla 2 e che a sua volta si getta nel canale San Rocco, sono state analizzate e i risultati non lasciano spazio a grandi interpretazioni: la concentrazioni di nitrati è decine di volte superiore ai limiti sia delle norme che disciplinano gli scarichi nelle acque superficiali, sia di quelle che disciplinano le bonifiche dei terreni inquinanti. «Al sindaco, che è l’autorità sanitaria della città – dice ancora Barocci – chiediamo che si attivi per la caratterizzazione dell’area: in questo modo sarà possibile individuare con certezza la fonte inquinante». Dopodiché, una volta trovato il responsabile, il Comune potrà obbligare a bonificare l’area. Antonfrancesco Vivarelli Colonna, interpellato dal Tirreno sulla lettera ricevuta ieri mattina da parte degli ambientalisti, non ha voluto per il momento rilasciare dichiarazioni.

Il nuovo esposto presentato questa mattina alla Procura apre un altro capitolo, questa volta in sede penale, su una questione, quella che riguarda l’inquinamento dell’area a monte della Diaccia Botrona, già oggetto di una causa civile cominciata nel 2015, quando la concentrazione di azoto trovata in quella zona, era di decine di volte superiore al limite massimo. Le analisi che sono state fatte fare dal consulente tecnico della Procura hanno portato il suo ausiliario, incaricato dei campionamenti, a scrivere nella relazione finale che in quei terreni «si evidenzia un accumulo eccessivo di azoto nitrico» e si sottolinea «il rischio concreto di inquinamento delle falde idriche». Stessa situazione, secondo gli ambientalisti, si sarebbe verificata anche nella zona di San Martino, sulla quale ieri sono tornati alla carica dopo le denunce dell’anno scorso, quando 165 cittadini presentarono una petizione dopo che la città fu ammorbata per diversi giorni da miasmi insopportabili. In quel frangente, furono chiamati in causa gli impianti a biogas che si trovano alle porte della città e che tengono sui loro terreni parte del digestato prodotto. «Rassicuriamo pubblicamente i cittadini sulla corrispondenza tra norme esistenti e gestione degli impianti», scrisse il sindaco.

«Ma noi non abbiamo mai avuto accesso ai risultati delle analisi compiute – dice Matteo Della Negra, del comitato Grosseto aria pulita – e non abbiamo nemmeno potuto partecipare al tavolo tecnico che fu convocato insieme all’Asl per trovare spiegazioni a quei miasmi». Tra dicembre e gennaio però, il laboratorio di analisi incaricato dagli ambientalisti di studiare l’acqua del Molla 2, rileva una presenza di nitrati eccessiva. «Abbiamo chiesto un consiglio comunale aperto – aggiunge Della Negra – ma ancora non abbiamo ricevuto, di nuovo, risposta». I miasmi, in città, non sono finiti. «È un dovere del sindaco – proseguono gli ambientalisti – trovare i responsabili di questa situazione: il cattivo odore è la manifestazione di qualcosa di differente: dell’inquinamento delle aree analizzate dove è stata riscontrata una concentrazione di nitrati tale da far scattare l’allarme». –

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