Il Tirreno

Grosseto

«L’ospedale non sarà come prima Ma molto cambierà in meglio»

LINA SENSERINI
«L’ospedale non sarà come prima Ma molto cambierà in meglio»

La direttrice sanitaria Monica Calamai svela la nuova organizzazione E traccia un bilancio della gestione dell’emergenza Covid-19 

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L’INTERVISTA

LINA SENSERINI

«Dimentichiamoci l’ospedale di Grosseto come era prima del Covid. Molte cose cambieranno e sarà in meglio». Monica Calamai, da poco meno di un anno direttrice sanitaria del Misericordia e al vertice della rete ospedaliera della Asl sud est, è un nome che pesa nella sanità regionale e non ha certo bisogno di presentazioni. È lei che, insieme ai professionisti grossetani e alla direzione aziendale, ha impostato la riorganizzazione del presidio provinciale nell’emergenza coronavirus e ora lo sta traghettando verso una nuova fase.

«Un percorso durissimo – racconta – che non sarebbe stato possibile senza la collaborazione e l’impegno di tutto il personale, in ogni professione, ma anche dei cittadini. Ora siamo chiamati a un compito altrettanto gravoso: riportare l’ospedale verso una nuova normalità, considerando che la pandemia non è finita».

Come sarà organizzato il Misericordia nel post-emergenza?

«Abbiamo un cronoprogramma per la “de-escalation”, un graduale ritorno a regime di tutte le attività ospedaliere, a Grosseto ma anche negli altri presidi aziendali, sulla base di linee guida (approvate lunedì con delibera del direttore generale) che tengono conto di alcuni punti fermi: separazione dei percorsi, pretriage ai pronto soccorso, check point agli ingressi con misurazione della temperatura, accessi ridotti, dispositivi di protezione, tamponi. Soprattutto mai più fasce orarie di punta, assembramenti, sale affollate. Che significa organizzare diversamente le prestazioni, far entrare i pazienti da soli, ad eccezione di bambini e non autosufficienti, tanto per le visite che per le degenze, favorendo un diverso sistema di comunicazione con i familiari, qualora il paziente dia il proprio consenso. Ci sono abitudini consolidate da modificare, ma è per il bene di tutti».

Nella pratica, che significa?

«Dobbiamo governare i due “motivi” per cui si va in ospedale. Quello elettivo, visite e prestazioni programmate, e quello in urgenza, quando il paziente si presenta spontaneamente in pronto soccorso. Hanno caratteristiche molto diverse e presuppongono una differente gestione. Per il pronto soccorso è impensabile anche solo immaginare l’affollamento in sala d’aspetto o i pazienti in barella. Premesso che i percorsi sono separati, Covid e no-Covid, resta attiva anche l’osservazione breve intensiva riservata (Obi-Covid), verranno potenziati i percorsi fast-track e see&treat. Qui conta molto anche la collaborazione dei cittadini, che sanno di dover andare in pronto soccorso solo quando c’è bisogno».

Va rivista anche l’organizzazione territoriale?

«Assolutamente. Il territorio è il luogo in cui si tutela la salute, l’ospedale quello in cui si cura la fase acuta della patologia e deve riappropriarsi appieno di questa funzione. Ci sono attività che devono trovare diversa collocazione, come i punti prelievo, l’ospedale di comunità, l’hospice, i centri diurni, le medicine complementari, la formazione, i servizi amministrativi, come pagamento ticket, prenotazioni, ritiro dei referti. Mi spingo oltre, anche la preospedalizzazione, alcune prestazioni dermatologiche e oculistiche che creano forte afflusso di persone potrebbero “uscire” dall’ospedale. Ci sarà un tavolo di confronto con il territorio su questi punti».

Come riprenderà l’attività chirurgica all’ospedale di Grosseto?

«Intanto stiamo riducendo l’area Covid a otto letti di terapia intensiva, 30 di degenza e stiamo sanificando gli spazi che torneranno ad essere no-Covid nella nuova ala del Misericordia. Naturalmente, siamo organizzati per potenziare la capacità di accoglienza dei pazienti affetti da coronavirus, se se ne presentasse di nuovo la necessità. Il cronoprogramma dell’attività chirurgica prevede, dal 18 maggio, la ripresa della chirurgia ambulatoriale, dal 25, la robotica, la chirurgia generale e d’urgenza, quella urologica, otorino e mammella, dal 1° giugno, la chirurgia ortopedica».

E l’attività ambulatoriale?

«Visite e attività diagnostica saranno spalmate nelle 12 ore, sette giorni su sette, e sarà rivisto il distanziamento tra appuntamenti, anche in funzione della capienza delle sale d’attesa. Questo vale anche per alcune prestazioni in day hospital. Un grande investimento per il futuro è la telemedicina. Con processi che garantiscono la sicurezza del medico e del paziente, è la vera svolta nella gestione delle cronicità».

Un bilancio della prima fase dell’emergenza: cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato come doveva?

«C’è sempre un meglio, se dovessimo rifarlo. Come in tutte le cose. Ma sostanzialmente l’organizzazione ha tenuto. Abbiamo cambiato le ruote a una macchina in corsa, svuotando un’intera ala dell’ospedale in tempo di record, pronti ad accogliere un grande flusso di pazienti che per fortuna non c’è stato, segno che anche il territorio e la medicina di base hanno funzionato nella gestione dei pazienti paucisintomatici. Tutto quello che abbiamo potuto fare è stato fatto grazie alla collaborazione e al gioco di squadra dei professionisti, che non si sono mai risparmiati in queste settimane. A loro va il mio personale ringraziamento». —

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