La protesta
«Oggi sarei stato in Sud America con il grande tenore Carreras»
Il fonico di Andrea Bocelli David Barbagli racconta il suo lockdown Dall’ultimo concerto in Arabia Saudita alla speranza di ricominciare
GROSSETO. Se l’emergenza coronavirus non fosse scoppiata, oggi David Barbagli, ingegnere del suono originario di Civitella Paganico ma, soprattutto, fonico (front of the house) di mostri sacri della lirica come Andrea Bocelli e José Carreras, sarebbe stato in Sud America con il grande tenore spagnolo: per una tournée di undici concerti tra Argentina, Brasile e Cile. E invece no: le cose sono andate un po’ diversamente rispetto ai programmi. È con la cronaca della quotidianità degli ultimi due mesi e mezzo vissuti da Barbagli, una carriera a fianco dei grandi della lirica ma anche di personaggi del calibro di Gino Paoli, Ornella Vanoni e Patty Pravo – che Il Tirreno scatta un’istantanea di quel brulicante e variegato macro-micro cosmo che è l’industria dello spettacolo dal vivo, al servizio della quale lavora un esercito di maestranze, con profili e competenze specifiche e diversificate, e che il lockdown ha messo letteralmente in ginocchio.
SALTA LA GRANDE FESTA
È la fine di febbraio. I media raccontano delle condizioni disperate di Mattia, 38 anni, il paziente “uno” del focolaio di Codogno, mentre gli italiani ancora non credono che il virus possa essersi prima insinuato e poi incistato nel Belpaese, quando David Barbagli e il socio Simone Dall’Oglio prendono una delle decisioni che forse è tra le più complicate della loro vita professionale: annullare la festa fissata il 1° marzo – 500 invitati al Centro Fiere di Braccagni – per i 25 anni di attività della loro Live 95, società di service audio, video e luci per la grande fucina dello spettacolo dal vivo. «Mancavano tre giorni – dice Barbagli – e noi abbiamo deciso di annullare tutto». “Ad occhio” il compleanno di Live 95 dovrebbe essere stato uno dei primi eventi in Maremma – se non il primo in assoluto – ad essere stati azzerati: quelli, del resto, erano giorni in cui non c’era ancora né coscienza né consapevolezza di cosa sarebbe stato il contagio da coronavirus. «Ho degli amici in Cina, a Hong Kong e a Shanghai – racconta l’ingegnere del suono – e in quei giorni mi raccontavano la rapidità di diffusione del virus e le condizioni pazzesche del loro lockdown con l’esercito in strada. Non ce la siamo sentiti di correre un rischio simile. Ma il 2020 è ancora lungo e, magari con la mascherina, possiamo sempre festeggiare».
SI CORRE AI RIPARI
L’11 marzo il premier Giuseppe Conte firma l’ordinanza che blinda l’Italia: e anche il mondo dello spettacolo dal vivo – dai concerti agli eventi teatrali – va in quarantena. Che succede nella maison di Live 95? Parliamo di un service-mosca bianca nel panorama di riferimento perché, se si serve di prestatori d’opera stagionali nei periodi di massima attività (cioè da aprile/maggio a settembre/ottobre), ha sei dipendenti stabili grazie anche al fatto che nei periodi di magra degli spettacoli live ha sempre gestito la parte tecnica dei teatri: dal Moderno all’Industri al teatro di Follonica. «Per i nostri sei dipendenti abbiamo richiesto la cassa integrazione in deroga – spiega Barbagli – che però non è ancora arrivata: spero in una svolta nei prossimi giorni, visto che il mio commercialista è stato di recente contattato dagli uffici Inps che hanno richiesto l’Iban dei dipendenti. Il mio socio ed io, invece, abbiamo richiesto il bonus da 600 euro; io ho fatto click alle 2 della notte in cui sono state aperte le domande, la mia richiesta arrivava dopo altre 11. 500 e non ho ancora visto un neuro; il mio socio invece ha fatto domanda il giorno successivo, quando già un milione di persone si era fatto avanti, e ha ricevuto il bonus».
LE CANCELLAZIONI
Ma le 600 sono poca cosa rispetto al resto. «Mi sono state annullate tre tournée – dettaglia Barbagli – Due con Carreras in Sud America e in Europa e una con Bocelli in Europa. Ed è stato cancellato anche il grande festival di musica lirica dell’Elba, Magnetic Festival, tre settimane di concerti a Capoliveri, a luglio. In agenda sono rimasti due concerti di Carreras a Londra e a Budapest a dicembre, in una palazzetto da 16mila persone e non nascondo di avere qualche timore». L’ultimo evento del sound engineer è stato a gennaio con il tenore spagnolo che ha cantato in Arabia Saudita, nel teatro di Al-Ula, un cubo specchiato in mezzo al deserto. Poi stop.
IL BILANCIO E IL BARLUME
«Credo che per i grandi eventi non se ne riparlerà prima del 2021 – valuta Barbagli – Ed è un problema se non si riparte dai piccoli eventi. Una realtà come la nostra, se resta chiusa sette-otto mesi, può fallire. Paghiamo 2mila euro al mese di utenze e 1.280 euro mensili di affitto per il magazzino. Se non si riprende al più presto, si rischia di andare sotto di 150mila euro: così si diventa insolventi e non si possono richiedere neppure i finanziamenti messi sul piatto dal governo, anche se colleghi che l’hanno richiesto se lo sono visto rifiutare e anche se per noi il plafond da 25mila euro è davvero poca cosa. Se lo Stato mi pagasse affitto e utenze, allora potremmo farcela, ma non è così: piuttosto, lo Stato mi dice che con il mio codice Ateco non posso lavorare; siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riapriare. Io, però, uno spiraglio lo vedo: è quello, appunto, di ripartire dai piccoli eventi...».
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