Gioco
politici, siate responsabili risarcite gli errori
Spettabili Istituzioni, sono una professionista di provincia, una commercialista laureata in Giurisprudenza che si occupa di tenere la contabilità alle aziende, l’elaborazione delle paghe ai dipendenti e che da anni frequenta corsi di specializzazione professionale. Ma sono anche una cittadina, madre di tre figli, ligia al mio dovere di contribuente dello Stato. Da sempre conduco una vita dignitosa, non sono mai stata beneficiaria di sussidi pubblici , in quanto titolare di partita Iva. Gestisco e curo gli interessi di alcune partite Iva, spesso contribuenti che, come me, sono anche padri e madri di famiglia, ma anche di giovani che, desiderosi di non gravare sulle proprie famiglie, si avventurano ad aprire una attività, pieni di entusiasmo e di buone intenzioni. Non appartengo e non sono mai appartenuta a nessuna fazione politica.
Da molti anni ci governate con leggi, decreti legge, decreti legislativi, circolari attuative e altri strumenti normativi, spesso scritte da non tecnici del mestiere, che ci costringono a studi, interpretazioni, interpelli, ricorsi; ci costringete ad oberare i nostri studi di adempimenti burocratici spesso superflui con innumerevoli perdite di tempo; tempo che potremmo dedicare alla nostra professione, alla cura delle aziende, a quelle aziende che costituiscono lo scheletro ed il motore del nostro Paese.
Nella mia città ci sono piccole-medie aziende, quelle costituite spesso da imprenditori che impegnano il proprio patrimonio per gestire la loro attività commerciale o artigianale, e lo fanno per dare un presente a loro stessi, alla loro famiglia, per permettere ai loro figli di andare a scuola e per essere certi che il Sistema sanitario sia a nostra disposizione nel caso in cui ne avessimo bisogno. Ma voi politici, di varie fazioni, negli ultimi anni avete fatto una gestione scellerata della liquidità pubblica. Avete lavorato anni per risparmiare nella gestione della sanità e degli ospedali, avete accorpato le aree sanitarie per ottimizzare i costi, avete introdotto i test di ingresso alle Facoltà di medicina, avete fatto una “politica dimagrante” negli ospedali e nelle scuole.
Egregi presidenti ed egregi politici, lasciatemi, però, dire una cosa, e mi sento di poterla dire, perché ancora l’art. 1 della Nostra Costituzione recita che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La Sovranità appartiene al Popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ed io, nel mio piccolo, faccio parte del popolo. Chiedeteci scusa! Pagate, rinunciando almeno ad una parte dei vostri compensi, per risarcire il popolo italiano degli errori commessi! Assumetevi le vostre responsabilità di governanti che stanno portando il Paese al fallimento! D’altra parte un imprenditore che fallisce paga, con il proprio patrimonio, i propri errori, spesso subisce processi penali se viene accertata la sua responsabilità di aver, anche solo, tardato l’auto-denuncia del proprio insuccesso.
E voi? Avete portato il Paese ai primi posti nel mondo per incompetenza o insufficienza a contrastare un virus maledetto che ha distrutto famiglie, messo in ginocchio città, paesi, industrie, artigiani, commercianti, professionisti. I nostri ospedali sono risultati spesso incapaci di fronteggiare l’emergenza sanitaria eccezionale, certo non per colpa di medici o infermieri! Ciò che sono mancati sono stati i macchinari di Rianimazione, il personale specializzato che li sapesse utilizzare, i dispositivi di protezione dal virus messi a disposizione degli operatori sanitari, di coloro che hanno messo a repentaglio la loro vita per curare chi aveva, suo malgrado, contratto il virus. La cura dimagrante che avete adottato alla sanità è stata pagata a caro prezzo da tutti noi. E lo sarà anche in futuro! Si sarebbe stati nella stessa situazione se si fossero chiuse le frontiere prima, o se, in contemporanea alla dichiarazione dello stato di allerta sanitaria del 31 gennaio, si fosse programmata una distribuzione a tappeto di mascherine, tute, guanti protettivi e la sanificazione pubblica e privata ovunque?
E la scuola? Da due mesi (o più) i ragazzi sono a casa, con insegnanti spesso non preparati alla didattica a distanza, perché non forniti di strumenti giusti, perché incapaci anche di creare un indirizzo mail o di condurre una lezione su Zoom o altre piattaforme digitali, perché non stimolati. Com’è che in questi due mesi non si è pensato ancora a sanificare le scuole come gli ospedali, a far ripartire la macchina dello Stato facendo lavorare in sicurezza tutti, invece di rinchiuderci nelle case senza sapere nemmeno quando potremmo riaprire le nostre attività? Ci avete tolto la dignità. Il virus ci fa sentire sporchi anche con i nostri familiari. La paura di ammalarci, di attaccare ai nostri figli un virus contratto magari quando andiamo a fare la spesa o al lavoro, ci isola. Ma dobbiamo lavorare. Lo dobbiamo fare per vivere. Noi non abbiamo sussidi statali, non siamo dipendenti pubblici, non siamo pensionati (né, forse, lo saremo mai! Se era forse giusto chiudere l’Italia nei giorni di massima all’allerta con strumenti urgenti (Dpcm e Decreti legge), ora non credo, nel mio piccolo, che questi siano strumenti adatti. Credo che dei veri esperti, avrebbero potuto inquadrare delle soluzioni in tempi davvero più rapidi di quelli che state utilizzando.
Riaprire le attività, senza aver garantito l’apertura delle scuole crea il problema al 50% delle famiglie italiane di dove lasciare i figli durante il lavoro. Aver tenuto chiuse le attività che operano nel settore del turismo e della ristorazione nel periodo primaverile in tutto il Paese, senza permettere loro di organizzarsi per la prevenzione dei contagi, determina per tutti loro un danno di almeno il 50-60% del fatturato medio annuo, meno assunzioni, più disoccupati! Il tenere chiuso tutto il territorio nazionale, anche dove i dati non sono mai stati così allarmanti, ha determinato una crisi di liquidità individuale di impresa, ma anche pubblica. I dipendenti in cig costano a tutti noi!
Forse, queste mie parole non serviranno a nulla. O forse serviranno solo a combattere questo mio momento di difficoltà e poter dire e dimostrare ai miei figli, che ho provato a dire la mia. — *commercialista
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