Italia
Il dramma di 21 lavoratrici: non ricevono un euro da marzo
Grosseto. Sono le addette alle pulizie nelle scuole rimaste fuori dalla stabilizzazione. La ditta ha chiesto l’ammortizzatore causa Covid-19 anche per loro, ma le somme non arrivano come non sono giunte, nella magigor parte dei casi, quelle della cassa integrazione in deroga.
GROSSETO. È un tunnel senza via di fuga – almeno per ora – quello in cui si sentono infilate ventun donne grossetane. A casa, senza lavoro da inizio marzo, cioè già da prima che deflagrasse l’emergenza sanitaria per il coronavirus. E la pandemia non ha fatto altro che complicare la situazione: anche perché se speravano nell’arrivo di un provvedimento da fonte ministeriale, certo è che – attualmente – il loro salvataggio non è all’apice della lista di chi ha in mano il joystick delle politiche decisionali.
CHI SONO
Parliamo di una ventina di lavoratrici – madri, mogli, qualcuna di loro è single con figli – che per anni si sono occupate di pulire con cura le aule delle scuole in cui studiano i figli delle famiglie che vivono in tutta la Maremma. Sfortunatamente sono state escluse dal cosiddetto processo di internalizzazione, chance di soccorso contenuta nella Legge di Bilancio di fine 2019, che prevedeva che i servizi di pulizia nelle scuole non fossero più svolti dai lavoratori delle ditte esterne. Nelle loro condizioni in Italia sono in 4mila: rimasti alla porta perché non avevano o uno o entrambi i requisiti richiesti per la regolarizzazione: un’anzianità di almeno dieci anni nella mansione e la licenzia di scuola media inferiore.
NEL LIMBO
E così la società cooperativa per la quale lavoravano – la pugliese Auriga – ha deciso di metterle “in attesa”: non vi pago lo stipendio perché per voi non ho ore di pulizia scoperte per cui impiegarvi, ma neppure vi licenzio. A partire dai primi di marzo, dunque, cominciano a stare a casa: senza un euro e neppure con lo status di disoccupate che farebbe scattare il diritto a un’indennità (la Naspi). Le avevamo lasciate a questo punto: “a disposizione” della società cooperativa, su consiglio dei sindacati – formalmente dunque ancora in carico ad essa – e con la speranza che nel frattempo il ministero dell’istruzione rimettesse mano ai requisiti previsti (ad esempio, un’anzianità di cinque anni piuttosto che di dieci) per la stabilizzazione. Ma di lì a poco scoppia la pandemia.
IL PARACADUTE CHE NON SI APRE
E a questo punto il fatto di essere ancora formalmente “legate” alla società Auriga fa sì che si apra per loro un ombrello di tutela. È della fine di marzo una comunicazione con cui Auriga le informa di aver richiesto (anche per loro) l’attivazione del Fondo d’Integrazione Salariale, Fis, secondo le linee indicate dal Dl 18/2020 ovvero il “Cura Italia”: per un totale di nove settimane, dal 1° marzo al 2 maggio. Il ricorso al Fis è un ammortizzatore sociale che funziona come la cassa integrazione (che non è contemplata per il settore pulizie). E come – nella stragrande maggioranza dei casi in Toscana – non sono ancora arrivate ai lavoratori della ristorazione, del commercio e del turismo le somme frutto della richiesta di cassa integrazione in deroga – più di 4mila sono i lavoratori in attesa in provincia di Grosseto – avanzate dai titolari delle attività a tutela dei dipendenti, non sono neppure giunte le somme frutto dell’attivazione del Fis.
CHE FARE?
«In tal caso la società cooperativa non ha alcuna colpa – spiega Massimiliano Stacchini di Cgil Filcams – Auriga ha erogato un anticipo della quattordicesima mensilità: circa 250 euro per i lavoratori full-time e un’ottantina di euro per quelli part-time. E ci aveva informato di non avere la liquidità per anticipare le somme del Fis, e che si sarebbe dovuto attendere il pagamento diretto da parte dell’Inps. Ho timore si vada per le lunghe: speriamo che entro la fine di maggio la situazione si sblocchi». Anche l’anticipo da parte delle banche della cassa-integrazione, del resto, si è arenato in più di un collo di bottiglia. Agli inizi di maggio, su 87.199 richieste di cassa in deroga giunte agli uffici della Regione dal 31 marzo al 29 aprile solo un migliaio erano state espletate (dati Cgil Toscana su fonte Regione). Certo è che per queste lavoratrici – che non hanno diritto al bonus da 600 euro – ci sono delle aggravanti la situazione: neppure sanno se in futuro manterranno il posto di lavoro e, considerati i bassi salari che percepivano, circa 400 euro mensili, è pressoché impossibile che possano andare ancora avanti per molto con le loro forze.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
