Il Tirreno

Grosseto

«Arriviamo sui cantieri due ore dopo»

Pierluigi Sposato

Il costruttore Grechi e i problemi organizzativi di inizio giornata, tra sanificazione dei mezzi e misurazione della febbre

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«Cosa è cambiato da lunedì? È cambiato che ci vuole molto più tempo per raggiungere i cantieri e comunque cominciare l’attività: un’ora e mezzo, anche due. Perché prima vanno fatte tutte le operazioni di sicurezza indicate dal decreto».

Luca Grechi parla nella doppia veste di titolare della Costruzioni Grechi e di presidente dell’associazione della categoria edilizia di Confartigianato: i problemi che lui ha riscontrato da lunedì sono quelli comuni a tutti gli imprenditori maremmani del settore. «Faccio un esempio: la mia ditta ha dieci mezzi e tutti vanno sanificati prima di iniziare a lavorare. Prima di cominciare la giornata c’è anche da misurare la temperatura a tutti i dipendenti, che sono quasi una quindicina, con i tecnici in ufficio e il personale amministrativo. C’è da igienizzare i luoghi di lavoro, al mattino e alla sera: e sono compresi anche gli spogliatoi e i bagni. La mia ditta ha anche lavori fuori Grosseto, è normale che arriviamo sul cantiere alle 9.30-10, invece che alle 8».

Problemi da Fase 2 con i quali anche il settore edile, che pure aveva grandi difficoltà già da anni, si trova a combattere: «Purtroppo c’è poco da fare, bisogna organizzarsi - dice Grechi - Bisogna fare tutto in regola, ci mancherebbe. Ma adesso sembra diventato quasi impossibile: ogni cantiere ha bisogno di una certificazione specifica, ci sono adempimenti in più per il piano operativo della sicurezza, bisogna sanificare tutto prima di cominciare le operazioni, dalla ruspa al martello. E cosa succede al datore di lavoro se qualcuno si ammala? Io che sono il titolare ne sono in qualche modo responsabile? Cosa devo fare? Ecco , sono domande per le quali nessuno sembra avere una risposta».

Parliamo di soldi... «Io ho riscosso i 600 euro, ma ne ho spesi 650 l’altro giorno soltanto per comprare mascherine e dispositivi di protezione». E i finanziamenti tramite banche? «Qualcuno ne è arrivato, di quelli da 25mila euro, a qualche azienda locale. Per quelli superiori a questa cifra nemmeno le banche sanno come fare: ed è passato un mese e mezzo dal via libera. E per chi ha un fatturato da un milione di euro all’anno, per chi ha un giro da 50/70mila euro al mese quei soldi sono comunque pochi: sono sopravvivenza». Dagli enti locali? Arrivano i pagamenti per i contratti? «Tutto fermo, non è cambiato nulla rispetto a prima».

«La burocrazia è il freno principale - commenta Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato, a proposito di tutto il comparto rappresentato - Al problema dei soldi che non arrivano (perché non c’è più notizia di quei 10 miliardi a fondo perduto per le aziende con meno di 9 dipendenti) si aggiunge questo della burocrazia. Manca chiarezza, c’è il rischio che in caso di controlli subentri l’interpretazione. I nostri artigiani sono più che intenzionati a mettersi in regola, ci hanno chiesto consigli, indicazioni: ma il problema è che le ordinanze regionali 48, 49 e 50 non hanno fatto luce sul settore edilizio, ad esempio. Abbiamo capito che l’autocertificazione è decaduta ma non la misurazione della febbre. Sì, la distanza minima di un metro (anche se quella consigliata è di un metro e 80) viene rispettata. Ci sono però timori ogni giorno che si va al cantiere: cosa succederà? come devo comportarmi?». —

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