Il Tirreno

Grosseto

La rabbia di parrucchieri ed estetisti «Senza sostegni sarà sciopero fiscale»

Alfredo Faetti Ivana Agostini
La rabbia di parrucchieri ed estetisti «Senza sostegni sarà sciopero fiscale»

Flashmob in centro, incontro con il sindaco Vivarelli Colonna. Pareti: «Non abbiamo ancora indicazioni per la ripartenza»

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Fuori dal negozio, uno dei due punti di ritrovo nel capoluogo, c’è un parrucchiere in pensione che dà il suo sostegno ai suoi ormai ex colleghi. «Noi siamo sempre stati a norma con igiene e sicurezza, ben prima del coronavirus», dice. «Bravo Danilo», plaudono con sorriso amaro gli esercenti riuniti proprio fuori dalle Mura, armati di cartelli, rabbia e slogan che hanno il suono della provocazione, tipo «senza sostegno sarà sciopero fiscale».

Il flashmob grossetano parte da qui è culmina con i cartelli esposti di fronte all’ingresso del municipio, dove ha avuto poi luogo un confronto con il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, che dal canto suo fa proprie le rimostranze degli esercenti con l’impegno di girarle al governatore Enrico Rossi, che in materia può avere più potere di lui. La protesta di parrucchieri ed estetisti, finiti nel limbo dei decreti del governo, ha trovato una partecipazione massiccia in Maremma. In un altro contesto potevamo dire che questa categoria è scesa in piazza posando forbici e forbicine, ma oggi è proprio questo il problema: il decreto del 26 aprile tiene chiuse queste attività – ferme dall’inizio di marzo – fino al 1 giugno. «In una situazione come questa ci saremmo aspettati un sostegno fiscale – dice Alessandro Pareti, parrucchiere e responsabile del settore per la Confartigianato – Non solo la sospensione di tributi, ma anche un accesso facilitato al credito, visto che saremo gli ultimi a riaprire». E invece? «Invece non è previsto il minimo sostegno – riprende – Io ad esempio ho ricevuto i 600 euro ma ne ho già spesi 610 per le mascherine in vista di una riapertura. Ci sono colleghi che stanno esaurendo i soldi a disposizione e mi hanno già detto che non riapriranno».

Ma il problema non è solo nell’ottica di un sostegno finanziario, ma anche di una ripartenza che sarà quanto mai in salita. «Ci aspettavamo di sapere almeno le indicazioni da seguire quando sarà il momento di riaprire – dice Pareti – In questo modo potevamo prepararci in questo momento, ma non c’è nulla». «Se dobbiamo stare a casa almeno ci facciano stare a casa sicuri di poter riaprire», dice uno dei manifestati quando il flashmob arriva davati al Comune, dove scende il sindaco per ascoltare la voce della categoria con l’impegno di sollevare la questione là dove è di competenza. La speranza di parrucchieri ed estetiste sta nella possibilità che già dalla prossima settimana possano arrivare delle novità dal governo. Ma intanto, il livello della protesta, e delle provocazioni, resta alto.

qui orbetello

Non sanno ancora quando apriranno ma sanno che devono pagare mutui e affitti. Sono i parrucchieri e i ristoratori della zona sud che ieri mattina hanno consegnato al senatore Roberto Berardi le chiavi dei loro negozi. Una quarantina di locali, fra bar e attività per la cura della persona, che rischiano di morire se non potranno tornare al più presto al lavoro. Sono disperati e hanno lanciato un grido di aiuto al Governo. Le chiavi arriveranno a Roma mercoledì. Le partite Iva hanno consegnato al senatore anche una lettera. «La sua decisione di non farci ancora riaprire – ha letto Anna Puca, ristoratrice di Talamone – ci porterà alla chiusura. Siamo in un comune che ha avuto circa 20 contagiati, di cui 10 già guariti e nessun decesso. Non abbiamo contagi da giorni. Perché dobbiamo essere penalizzati come le zone maggiormente colpite? Perché avete deciso di rinviare i pagamenti e non di annullarli? Potremo mai pagare tutto a settembre. No. Non ce la faremo mai».

Una richiesta di aiuto che si è ripetuta alle 12.30 di ieri, quando i parrucchieri si sono messi fuori dalle loro attività tenendo in mano cartelli di protesta. «Aiuti fiscali o sciopero fiscale. No aperture uguale sostegno economico». Gli artigiani sembrano avere solo due possibilità: o tornano al lavoro o dovranno essere aiutati economicamente per non chiudere per sempre le loro attività.

Dice Berardi a questo proposito: «Alcuni rappresentati dei commercianti di Orbetello, Fonteblanda e dei Comuni vicini mi hanno consegnato le chiavi dei loro negozi, chiusi ormai due mesi, insieme a una lettera per il presidente Conte. Non è la prima iniziativa di questo tipo».

«Consegnare le chiavi della propria attività su cui hanno investito soldi, tempo e aspettative allo Stato – aggiunge – è un gesto di resa, se non possono riaprire chiedono almeno che vengano accordati loro aiuti economici che non li obblighino a chiudere definitivamente, e io non posso che essere d’accordo con loro. Ho promesso loro che mi farò portavoce, come sempre, delle istanze del mio territorio e a questo proposito faccio anche un appello al presidente della Regione, Enrico Rossi». —

Alfredo Faetti

Ivana Agostini

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