Il Tirreno

Grosseto

Ambulanti protestano in piazza Duomo «Diteci se il 18 maggio possiamo riaprire»

Francesca Ferri
Ambulanti protestano in piazza Duomo «Diteci se il 18 maggio possiamo riaprire»

Diverse decine sotto al Comune, tra loro anche altri commercianti. Chiedono la cancellazione delle tasse locali

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Francesca Ferri / grosseto

Sul sul crepuscolo del lockdown, ma con ancora fermissimo l’obbligo di evitare assembramenti, è andata in scena ieri pomeriggio alle 16 in piazza Duomo a Grosseto la protesta di diverse decine di commercianti.

Una protesta in piena regola, con tanto di cartelli e richieste avanzate all’assessore Fausto Turbanti, presente in qualità di assessore alla sicurezza, visto che l’iniziativa – per lo meno insolita in tempi in cui è d’obbligo evitare assembramenti – è stata seguita dalla polizia municipale e dalla Digos.

Tra i commercianti, moltissimi gli ambulanti che si dicono allo stremo e si sentono abbandonati.

Serena Bargagli ha un banco di biancheria intima al mercato. «Non si sa se il 18 possiamo riaprire – dice – e il sindaco non ci ha mai nominati. Chiediamo di sapere cosa ne sarà di noi».

«Ci devono sospendere la Tosap e l’Inps perché, se non abbiamo lavorato, con quali soldi paghiamo», si domanda Fabiana Masini, che ha un banco di tessili.

Le domande vengono rivolte all’assessore Turbanti, che prova a spiegare: «L’amministrazione comunale sta facendo quel che è in suo potere, il sindaco non può fare niente sulle riaperture, sono cose decise dal governo. Andate a chiedere a Conte».

Le proteste sono animate, ma c’è anche chi fa una proposta. «I nostri banchi misurano un metro e mezzo per un metro e venti – dice Emilio Franzese, che ha il banco di tessuti Franzese home collection –. Se le norme dicono che bisogna stare a 1,80 metri di distanza l’uno dall’altro, basta sistemare il banco sulla parte lunga. Il mercato è un luogo dove si sta all’aria aperta, e da molti anni, ormai, non c’è più quell’affollamento che c’era una volta. Si può benissimo garantire la sicurezza».

Tra i commercianti c’è anche Fabrizio Butteroni, titolare di due storici locali grossetani, Perugina e Caffè Nazionale, e attività anche a Marina di Grosseto. «Io non sono per le riaperture a tutti i costi – spiega –. La salute deve rimanere la priorità. Ma lo Stato deve fare la sua parte. io l’anno scorso di questi tempi avevo cinquanta dipendenti; oggi sono tutti in cassa integrazione. Lo Stato deve fare in modo che che il nostro materiale umano resti una risorsa e non diventi una zavorra». Il problema, lamenta Butteroni, è la grave mancanza di liquidità, «tanto più – spiega – ora che andiamo incontro a nuove spese per le sanificazioni e l’acquisto di dispositivi di protezione. I costi che dobbiamo affrontare non si sono fermati in questi mesi».

«Delle associazioni di categoria non vedo nessuno. Da chi dovrei essere tutelato?», protesta Claudio Nocentini, ambulante, fermo dalla fine di febbraio.

Le associazioni di categoria dal canto loro si stanno organizzando. All’insegna degli hashtag #riapriamoilcommercio e #riapriamoipubbliciesercizi, le attività iscritte ad Ascom sono invitate a manifestare il proprio dissenso aprendo simbolicamente i negozi domani alle 10,30 ed esibendo la locandina dell’iniziativa. Confesercenti ha invece avviato la raccolta di firme #vogliamoriaprire per chiedere al Governo la riapertura immediata, entro pochi giorni, di tutte le categorie del commercio. —

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