La protesta
Si prospettano mesi duri e non ci servono divisioni La Chiesa di Grosseto c’è, pronta a fare la sua parte
Un pensiero all’ennesima morte sul lavoro e lo sguardo al futuro post virus: il vescovo Rodolfo invita a ripartire “per un’altra strada”
Rodolfo*
Entro in punta di piedi in un tema complesso, ma che alla Chiesa è sempre stato a cuore.
Dall’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII fino ai continui spunti che ci offre papa Francesco, lo sguardo sul lavoro ci ha interrogati, a volte ci ha anche messo in crisi, per la fatica provata di conciliare visioni di principio con le nostre stesse cadute e fragilità, ma sicuramente ci ha appassionati, perché il lavoro – sembra quasi banale dirlo – è una delle più nobili espressioni della dignità umana.
Mentre rifletto, la nostra Maremma piange un giovane uomo caduto sul lavoro, l’ennesimo morto, che immediatamente ci fa ripiombare dentro una realtà, che questo già difficile momento legato alla pandemia, aveva come allontanato dalla nostra visuale. E invece questa tragedia ci ricorda che ancora si muore di lavoro, si muore per il lavoro, si muore sul lavoro!
In queste settimane, poi, a causa del coronavirus, stiamo facendo i conti con una nuova emergenza sociale ed economica, che coinvolge tutti: imprese, professionisti, lavoratori autonomi, commercianti, artigiani, dipendenti. È un quadro che immediatamente ci spaventa, perché già stiamo toccando con mano quali conseguenze sta generando; dall’altro è una situazione che chiama a responsabilità tutti, Chiesa compresa.
La Diocesi, attraverso Caritas, ha visto quadruplicare le richieste di aiuto da parte di tante famiglie, che sono piombate nell’incertezza e nella difficoltà economica, perché hanno perso il lavoro o vivono sulla loro pelle gli effetti della crisi determinata dall’emergenza sanitaria.
Naturalmente le risposte che stiamo dando rappresentano il tampone su una ferita aperta, finalizzata a lenire il dolore, ma la soluzione strutturale andrà costruita insieme: istituzioni, associazioni di categoria, sindacato e – mi permetto di dire – anche la Chiesa è desiderosa di fare la propria parte.
Nel momento in cui è iniziata l’emergenza covid-19, eravamo pronti a proporre un incontro pubblico proprio su questi temi e su un’economia capace di fondarsi su paradigmi nuovi, in vista di “Economy of Francesco”, il raduno mondiale che il Papa aveva convocato ad Assisi con giovani economisti e imprenditori under 35 per la fine di marzo e al quale avrebbero partecipato anche un giovane professionista della nostra città, su cui anche la Diocesi aveva investito attraverso il Progetto Policoro, e alcuni giovani di Nomadelfia. Seppure l’incontro l’abbiamo dovuto annullare e l’evento mondiale è stato rinviato, restano più che mai attuali le ragioni che avevano spinto la Chiesa a porre al centro del dibattito mondiale la questione dirimente di una nuova economia. Già due anni fa la Chiesa italiana si era approcciata al tema in occasione della Settimana sociale di Cagliari, nella quale ci si misurò con la prospettiva del lavoro libero, creativo, partecipativo, solidale.
Gli spunti li abbiamo, l’attualità preme davanti a noi impegnandoci ad un sussulto di reazione, affinché le prossime settimane e mesi, che si prospettano durissimi, vedano il nostro territorio pronto.
Non ci servono, ora, divisioni; ci serve la capacità di guardare insieme la realtà e affrontare con cuore, immaginazione e intensità il momento che viviamo, perché ci siamo tutti resi conto che nulla sarà più come prima e questa consapevolezza può essere davvero l’occasione per cambiare marcia, riprendere “per un’altra strada”, con concretezza.
Proprio per questa ragione, sono disponibile ad avviare colloqui con rappresentanti delle associazioni delle categorie produttive e del sindacato per capire in che modo la Chiesa di Grosseto possa affiancarsi al territorio e fare la propria parte.
Porterò oggi tutte queste intenzioni davanti a san Giuseppe lavoratore, nel giorno della sua festa, celebrando la Messa nella chiesa di Bagno di Gavorrano, a lui con lungimiranza intitolata dal mio predecessore, l’indimenticato vescovo Paolo Galeazzi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google