La protesta
«Quante falsità e inesattezze nell’interrogazione sulla didattica»
Astorino, dirigente del comprensivo di Gavorrano-Scarlino, contesta le affermazioni dei consiglieri Bonifazi e Destri
LA POLEMICA
«Un elenco di falsità e inesattezze». Non usa mezzi termini la dirigente dell’Istituto comprensivo di Gavorrano, Bianca Assunta Astorino, e bolla così l’interrogazione dei consiglieri di minoranza Emilio Bonifazi e Guido Mario Destri al sindaco di Scarlino, Francesca Travison, sulla didattica a distanza.
Chiamata in causa indirettamente, la dirigente, in qualità anche di rappresentante legale dell’istituto, non ha esitato a smontare punto per punto il documento, che, a suo parere, denota scarsa o nulla conoscenza della normativa sulla scuola, ma anche del territorio e della comunità di Scarlino e Gavorrano. Per legge, infatti, le scelte metodologiche e didattiche sono di competenza esclusiva degli organi collegiali della scuola, tenendo conto delle caratteristiche del territorio e dei bisogni di alunni e famiglie. Non rientrano, quindi, nelle prerogative del Comune o di altri soggetti. Nessun provvedimento governativo prevede, inoltre, che le lezioni a distanza debbano utilizzare piattaforme telematiche, ma viene lasciata alla scuola la libertà di individuare gli strumenti più consoni. Del resto, a Gavorrano e a Scarlino, l’attivazione immediata delle piattaforme avrebbe escluso dalle lezioni il 35 per cento di bambini e ragazzi.
«La didattica a distanza – spiega Astorino – nelle scuole dell’Istituto comprensivo è iniziata il 5 marzo, utilizzando tutte le modalità e gli strumenti possibili per garantire continuità e mantenere un contatto con gli alunni, le famiglie e la comunità scolastica: il registro elettronico “Nuvola”, i video tutorial, messaggi e videochiamate whatsapp, email, telefonate, sperimentazione di piattaforme nelle classi in cui tutti gli alunni potevano disporre degli strumenti, sempre tenendo vivo il senso di appartenenza, cercando di scongiurare il rischio di isolamento e demotivazione degli alunni, soprattutto quelli più deboli».
Non solo, poiché il finanziamento del Ministero dell’Istruzione per acquistare tablet e computer non è stato sufficiente a soddisfare il fabbisogno dei ragazzi, la scuola ha fatto ricorso a risorse interne per fornire gli strumenti a circa 150 ragazzi. Dal primo aprile, dice Astorino, tutti gli studenti delle scuole medie hanno avuto i device, compresi 12 tablet per quelli di Scarlino. Per la scuola primaria, la consegna è stata completata il 17 aprile.
«Il 2 aprile, prima ancora che il Garante per l’infanzia e l’adolescenza e il Ministero mettessero a punto la mini guida citata nell’interrogazione, la direzione dell’Istituto ha emanato le “Linee Guida per la Didattica a Distanza”, che hanno consentito ai docenti di rimodulare la programmazione, tenendo conto dei nuovi bisogni educativi dei bambini e dei ragazzi. Gli insegnanti si sono impegnati per rispondere alle domande degli alunni, raccogliere le loro paure, cercando di infondere quel “senso di tranquillità e di sicurezza e un contatto costante” di cui si parla nell’interrogazione», prosegue Bianca Assunta Astorino.
«Solo quando tutti gli alunni hanno avuto gli strumenti, è stata attivata la piattaforma “GSuite For Education” che consentirà di potenziare l’insegnamento, integrando nella didattica a distanza anche le lezioni on-line. Questa modalità, nuova per la scuola, non poteva essere improvvisata, ma ha richiesto tempi adeguati, anche per la formazione dei docenti. In ogni caso, le linee guida precisano che l’utilizzo di modalità on-line, “non deve costringere gli studenti a stare davanti allo schermo per tempi prolungati, per prevenire effetti negativi sulla salute di soggetti in età evolutiva”. Questa è senza dubbio un’occasione per incrementare il digitale, ma, allo stesso tempo, dobbiamo contenere questa vera e propria “esaltazione” delle video-lezioni, che traspare anche dall’interrogazione, e considerare che il cuore della didattica rimane la relazione e il cuore della scuola è la didattica».
Inoltre, da monitoraggio effettuato dall’Istituto (negli ultimi giorni personalmente anche dalla dirigente), è emerso che tutti gli alunni e le famiglie mantengono regolarmente il contatto con i docenti, mentre le attività didattiche risultano adeguate e soddisfacenti.
«Permangono alcune, isolate, criticità in situazioni particolarmente disagiate – aggiunge la dirigente – di cui gli insegnanti si stanno occupando con interventi mirati. Il protrarsi del periodo di sospensione, accompagnato dall’obbligo di restare in casa, sta facendo emergere un disagio crescente, psicologico e comportamentale, nei bambini, nei ragazzi, ma anche negli adulti. Per questo, tutti i soggetti, compresi i genitori, sono chiamati ad assumersi nuove responsabilità per supportare gli alunni durante questo periodo. Il confronto con altre realtà (a cui si fa riferimento nell’interrogazione) interessa relativamente – prosegue – poiché ogni scuola deve fare i conti con contesti socio-culturali ed economici diversi, con risorse materiali e umane differenti, con bisogni educativi specifici. In ogni caso è ragionevole ritenere che l’Istituto comprensivo di Gavorrano-Scarlino non abbia nulla da “invidiare” ad altri e prosegue nel percorso di innovazione che lo caratterizza da tempo, anche con progetti europei come Erasmus o con “Scuole Aperte” che offrono opportunità non riscontrabili altrove. Non è chiaro su quali informazioni si basino Bonifazi e Destri per aver rilevato “la difficile situazione in cui versa la didattica a Scarlino” e quante siano le “(alcune) segnalazioni di genitori giustamente preoccupati” di cui si parla nel documento, in rapporto a una popolazione scolastica di circa 900 alunni e 1.800 genitori».
«La scuola – conclude Astorino – non deve essere strumentalizzata, ma rispettata e valorizzata, perché in questo contesto senza precedenti, è stata la prima istituzione a riorganizzarsi, pur con i limiti e le inevitabili difficoltà. Non è accettabile che si tenti di umiliare la dimensione intellettuale e professionale di chi lavora nella scuola, che sta supportando e sopportando anche il disagio psicologico e sociale della comunità, indotto dall’emergenza». —
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