Il Tirreno

Grosseto

La prima volta del partigiano senza la bandiera «Ci sarò lo stesso»

Lina Senserini
La prima volta del partigiano senza la bandiera «Ci sarò lo stesso»

Le parole di Nello Bracalari oggi in diretta su Facebook «Il coronavirus ci ha piegati, sarà come il dopoguerra»

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«In 74 anni, è la prima volta che non sfilerò con la bandiera tricolore e il fazzoletto al collo a celebrare la Liberazione. Ma ci sarò, con i social, i video e le mie parole, perché a questa festa proprio non posso mancare». Nello Bracalari, grossetano, classe 1928, staffetta partigiana a 15 anni, uno degli ultimi partigiani ancora in vita, in grado di ricordare e raccontare la Resistenza e il 25 aprile del 1945, non ha mai perso l’occasione di essere in piazza per la Festa della Liberazione. Anche in carrozzella, come l’anno scorso, stanco per il peso degli anni, eppure vivace e sorridente come un ragazzino. Ma questa volta ha dovuto arrendersi al coronavirus.

Staffetta partigiana poco più che quindicenne, oggi, con i suoi 92 anni ben portati, armato di computer, smartphone e social, informato al minuto sulle cose del mondo, circondato di libri e di tecnologia, non manca di far sentire forte e chiara la propria voce dalla sua casa di Grosseto. Nei momenti che contano, Nello parla. E lo fa con la forza e la modernità delle sue idee, cui mai è venuto meno durante la sua vita di militante, sindacalista, amministratore pubblico, presidente della sezione grossetana dell’Anpi, uomo del popolo e per il popolo.

Che effetto le fa questo 25 aprile 2020 senza cortei, senza la piazza, senza le gente per le strade?

«Indubbiamente è diverso, ma sempre la Festa della Liberazione resta. Quest’anno le celebrazioni sono “confinate” sui mezzi di comunicazione e i social, che per fortuna ci sono e ci uniscono anche se non fisicamente. La deposizione della corona al Parco della Rimembranza da parte del sindaco e del presidente dell’Anpi, resta l’unico momento “fisico”. E del resto ha sempre rappresentato il punto più alto della giornata. Io, in un modo o nell’altro, comunque ci sono. Ho registrato un video per il Festival Resistente, ho scritto un mio intervento e sono in diretta con il consigliere regionale Leonardo Marras, sulla sua pagina facebook, alle 11,30. Non è come chiudere il comizio finale, come mi è capitato spesso, o sfilare con la bandiera e parlare con la gente, ma l’importante è esserci perché il messaggio di libertà del 25 aprile non deve mancare. Libertà da qualunque imposizione, anche questa cui ci ha costretto la pandemia».

Quale significato, allora, ha per lei la giornata di oggi?

«È il 25 aprile del coronavirus, il nemico da cui liberarsi affinché non ci sia mai più un 25 aprile come questo. Il genere umano ha i mezzi tecnici e scientifici per vincere questa guerra, ma dopo? Dobbiamo essere uniti, ricreare quelle condizioni che allora ci hanno permisero di combattere, vincere, scrivere la Costituzione e cominciare a ricostruire il Paese».

In una parola sola “unità”. «Esattamente. Dobbiamo dare tutti il nostro contributo. Anche io che ho passato i 90 anni, voglio fare la mia parte con le mie parole e la mia lunga militanza. Dobbiamo abbandonare le divisioni, le posizioni settarie, la guerriglia tra parti opposte, che in condizioni normali è la dialettica della politica, ma che oggi sarebbe inutile debolezza. Occorre uno sforzo di unità dei cittadini, delle forze politiche e sociali. Solo così possiamo superare questa fase, pericolosa oggi e ancor più domani, quando il coronavirus se ne sarà andato lasciandosi alle spalle cumuli di rovine».

Dalle sue parole, il “dopovirus” suona come “dopoguerra”.

«Questo è. E dobbiamo iniziare ora, come facemmo allora, a preparare il terreno su cui ripartire. Non siamo nella condizione fisica in cui ci trovammo nel ’45, certo! Non c’è da “rifare” in quel senso, ma le macerie sono dove non si vedono, nelle famiglie che si sono impoverite, nella perdita del lavoro, nel rischio potente della diseguaglianza sociale, nei debiti da pagare. Solo uniti nello sforzo immane che ci aspetta, troveremo la chiave per ricominciare».

Qual è il messaggio del partigiano Nello, che ancora oggi è una delle voci più lucide e moderne di questo territorio?

«Speranza. Questo è il mio messaggio. Il prossimo anno non sarò, come si dice, “ancora qui”, sarò a sfilare in piazza e a onorare la memoria di chi è morto combattendo per noi. I morti che allora portavano il mitra e quelli che oggi indossano il camice». —

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