Il Tirreno

Grosseto

«Imporre i pannelli di separazione significa dare il colpo di grazia»

Antonfrancesco Vivarelli Colonna (sindaco di grosseto)

Il sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna scrive al governatore  Le prescrizioni della Regione sono «insostenibili e inaccettabili» 

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LA LETTERA

Pregiatissimo presidente Rossi, premesso che vincoli dettati a livello nazionale sono a mio giudizio più che sufficienti, non c’è bisogno di ulteriori restrizioni non agevolmente attuabili, a maggior ragione in una Regione-come la Toscana– in cui i numeri dei contagi è fortunatamente inferiore a molte altre realtà.

Con mia grande sorpresa, dopo che nella videoconferenza di sabato 18 aprile, alla quale ho partecipato io stesso, Lei ha affermato di voler coinvolgere i vari soggetti istituzionali attraverso tavoli territoriali (Patto di responsabilità per la sicurezza e la ripresa) per la definizione delle norme di sicurezza, ha firmato nello stesso giorno l’ordinanza della Regione Toscana numero 38 del 18 aprile 2020 nella quale ha stabilito invece prescrizioni a mio giudizio: inattuabili, insostenibili ed inaccettabili per le attività commerciali ed il settore della ristorazione. Ad esempio l’aumento – rispetto alle disposizioni nazionali – della distanza interpersonale a 1,80 metri fra lavoratori e fra clienti rischia di sferrare il colpo finale per tali attività. Una distanza richiesta anche per i mercati all’aperto e da Lei suggerita, addirittura al Presidente del Consiglio.

Stessa perplessità vale anche per l’indicazione della sistemazione («ove possibile«) dei pannelli di separazione tra lavoratori e clienti alle casse e sui banchi, che non è certo un’ipotesi praticabile nei nostri negozi di vicinato. Tutto ciò deve essere contestualizzato in Toscana, undicesima regione per contagi, ma – per Sua volontà – con regole più ferree che nel resto d’Italia: il rischio è di far collassare l’economia locale.

È indubbio che in questo modo le attività commerciali e di ristorazione saranno ulteriormente caricate, da prescrizioni onerose (basti pensare che già l’acquisto di mascherine per gestori e dipendenti graverà sulle casse delle attività commerciali), tra l’altro senza un corrispondente sostegno economico. Sostegno che neanche i Comuni potranno dare, perché non vengono erogate risorse dal Governo centrale.

È fuor di dubbio che la sicurezza debba essere al primo posto e nessuno vuole mettere a rischio i dipendenti o i clienti delle attività, ma sevogliamo che il commercio sopravviva il principale presupposto è uscire dalla crisi sanitaria.

Buon senso ed esperienza nel settore possono contribuire a rendere sostenibile la pianificazione della Fase 2: altrimenti il rischio è che si trasformi nella Fase della cessazione attività per la maggioranza dei nostri operatori. È perciò imprescindibile ascoltare gli operatori, le categorie produttive, i Sindaci che hanno la responsabilità dell’Ente territoriale più vicino ai cittadini, alle attività commerciali, agli operatori economici. —

Antonfrancesco Vivarelli Colonna

(sindaco di grosseto)



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