La protesta
Voucher nelle campagne «Il virus non sia pretesto per pratiche vessatorie»
Confagricoltura lancia AgriJob, la piattaforma per intercettare candidati al lavoro nei campi Cgil promette battaglia e propone un altro “portale”
grosseto
Si riaccendono i riflettori sui voucher, i buoni lavoro impiegati nel settore primario. Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha scritto alla ministra delle politiche agricole Teresa Bellanova per caldeggiare un più ampio utilizzo di essi non solo per studenti e pensionati – categorie per le quali all’origine i “buoni” erano stati pensati – ma anche per giovani, disoccupati percettori del reddito di cittadinanza e cassaintegrati. Intanto Confagricoltura, di cui il sindaco Vivarelli Colonna è stato presidente – invoca i voucher come «la risposta all’emergenza in agricoltura» e alza il velo su AgriJob, la piattaforma che avrebbe come obiettivo quello di far incontrare domanda e offerta nella campagne. Di fronte a tutto ciò Cgil è pronta a dare battaglia, in linea con quanto dichiarato da Cisl e Fai Cisl che hanno chiesto al sindaco Vivarelli Colonna il ritiro della proposta di un rinnovato impiego di voucher avanzata dalle categorie datoriali al tavolo per il settore agricolo del nucleo Fenice.
«La Cgil è pronta a battersi contro qualunque tentativo di rendere i lavoratori più fragili, ricattabili e precari col pretesto della pandemia – sottolinea il segretario della Camera del Lavoro Claudio Renzetti – Ed è evidente che il tentativo di reintrodurre i vecchi voucher in agricoltura risponde proprio a questa logica».
«Lo dimostra il fallimento dei buoni “Prest. O”, le prestazioni occasionali, introdotti per sostituire i voucher dal governo Gentiloni, e che i datori di lavoro non hanno mai voluto utilizzare perché prevedono la comunicazione preventiva per consentire i controlli da parte dell’Ispettorato del lavoro. Troppa burocrazia un sms, dicono».
«Siamo stanchi della narrazione tossica che col pretesto del Covid-19 – continua Renzetti – sta promuovendo il ritorno alle peggiori pratiche vessatorie nei confronti dei lavoratori stagionali, e non suolo. Con l’obiettivo di polarizzare la distribuzione della ricchezza tra pochi privilegiati e una grande quantità di lavoratori spinti sempre più verso condizioni di miseria».
Ecco perché «ci riconosciamo nelle parole di papa Bergoglio, quando dice che “nessuno si salva da solo”. Invitiamo il sindaco di Grosseto – sottolinea Renzetti – a avere una visione d’insieme dal proprio ruolo istituzionale, non ragionando come fa una parte degli agricoltori. Non faccia finta di difendere gli stagionali italiani, attaccando il governo che vuole regolarizzare gli extracomunitari che sono sfruttati al nero nei nostri campi. Italiani e extracomunitari non hanno alcun problema a lavorare insieme in agricoltura, ma non vogliono più accettare salari troppo bassi e trappole come i voucher che legittimano i pagamenti in nero e l’evasione contributiva. Vogliono lavorare in sicurezza e con giusti salari. Sono anni, infatti, che vediamo contratti per la vendemmia a mano a 300 euro/ettaro, quando sappiamo tutti che con un contratto di settore regolare ce ne vorrebbero almeno 600».
«Se si vuole sconfiggere la precarietà e dare lavoro in agricoltura, la strada c’è – dice Renzetti – È già tracciata e la seguono in molti. Basterebbe utilizzare le piattaforme dell’Ente bilaterale dell’agricoltura che è in grado di incrociare domanda e offerta, utilizzando la rete del lavoro di qualità. E per sottrarre il mercato ai caporali, basterebbe ricorrere a Sms preventivo per il lavoro a chiamata e tracciare i compensi, anche con carte prepagate». «Occhio quindi – conclude Renzetti – che tirare su altri muri, finisce per suscitare reazioni opposte e contrarie. Perché la disperazione delle persone strette fra l’assenza di lavoro e il ricatto di retribuzioni basse e al nero, può avere esiti imprevedibili. Col rischio, che tutti dobbiamo scongiurare, che i territori si trasformino in polveriere». –
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