Il Tirreno

Grosseto

Più di 5mila persone in quarantena Il grande lavoro della protezione civile

Francesca Gori
Più di 5mila persone in quarantena Il grande lavoro della protezione civile

In un giorno, la municipale ha visitato in media 184 persone: quattro numeri di telefono attivi dalle 7 fino all’1 del mattino

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GROSSETO

È una macchina che non si ferma, quella della protezione civile. Dall’inizio dell’emergenza il Centro operativo comunale è attivo ventiquattr’ore su ventiquattro per rispondere a tutte le criticità che giorno dopo giorno si sono presentate in città: dalla gestione delle persone in quarantena ai controlli sul rispetto dei decreti del presidente del consiglio. Un sistema, quello messo in piedi dalla protezione civile e guidato dall’assessore Fausto Turbanti che ha permesso fino a oggi di mettere in piedi un modello che prima non esisteva: dalla lettura della posta elettronica certificata in tempo reale, senza passare dal protoccolo, alla distribuzione delle mascherine messe a disposizione dal Comune, che ha coinvolto tutte le associazioni di volontariato della protezione civile. «Ogni giorno da queste stanze – spiega l’assessore alla protezione civile Fausto Turbanti – passa la vita di chi si trova costretto a restare in casa perché in quarantena. Abbiamo attivato quattro linee telefoniche alle quali gli operatori rispondono ogni giorno dalle 7 all’1 del mattino, e che in un mese hanno ricevuto 8mila chiamate da parte dei cittadini».

Le richieste che arrivano dai grossetani sono le più diverse. Lo racconta Ivana, che dall’ufficio cultura è stata trasferita al comando della polizia municipale. Con la bocca coperta dalla mascherina e il gilet giallo della protezione civile addosso, risponde al telefono. «Ora mi stavano chiedendo se fosse possibile spostarsi con tutta la famiglia in una casa in campagna, per dare ai figli la possibilità di stare più tempo all’aria aperta – dice – Ma ho dovuto rispondere anche a chi aveva perso un genitore e non sapeva come fare per organizzare il funerale. Arriva di tutto, qui, e abbiamo dovuto imparare e cercare le risposte».

Una, su tutte, l’ha trovata il Comune: quella dei suoi dipendenti, che di fronte all’emergenza si sono messi a disposizione per coprire ruoli completamente differenti da quelli ai quali sono assegnati da sempre. Ogni giorno, il Comune entra nelle case di oltre cinquemila grossetani: quelli che sono costretti a restare a casa, in isolamento, risultati positivi al Covid-19 e seguiti al domicilio dall’Asl. «In media sono 184 campanelli al giorno che suoniamo - dice Turbanti - I controlli sono scrupolosi, non soltanto per accertarci se le persone siano o meno a casa, ma soprattutto per chiedere se abbiano qualche necessità». A chi è a casa senza poter uscire perché in assistenza domiciliare da parte dell’Asl, il Comune garantisce tutti i servizi necessari: il ritiro dei rifiuti per i soggetti in quarantena e anche per le rsa, i beni di prima necessità alle persone che sono in quarantena, l’assistenza ai soggetti fragili, agli anziani e ai diversamente abili ma anche il sostegno psicologico e socio-pedagogico o la distribuzione, insieme al Coeso, dei buoni spesa per le famiglie in difficoltà. «Alcuni di questi servizi vengono erogati grazie alla collaborazione delle associazioni di volontariato - dice l’assessore - e attraverso anche professionisti che hanno dato la loro disponibilità, come nel caso del sostegno psicologico». La Croce rossa e la Misericordia, ad esempio, si occupano tra le altre cose di portare la spesa a casa alle persone che sono in quarantena. «Hanno il pos portatile fornito loro dalla grande distribuzione - spiega Turbanti - e sempre attraverso queste due associazioni di volontariato, è stato organizzato il servizio per portare fuori i cani di chi non può uscire da casa». C’è anche un altro risvolto, nel lavoro fatto dalla protezione civile, che la scorsa settimana ha concluso la distribuzione di 180mila mascherine a circa quarantamila famiglie: quello delle donazioni. «I soldi che sono stati donati alla protezione civile - dice l’assessore Turbanti - li abbiamo girati direttamente sul conto corrente dell’ospedale Misericordia. Spesso riceviamo però donazioni per le famiglie più bisognose: è successo per Pasqua, quando alcune attività ci hanno chiamati per far arrivare nelle case dei cittadini meno fortunati colombe o uova di cioccolato. Ovviamente, nella segnalazione e nella gestione delle famiglie in difficoltà, lavoriamo insieme al Coeso».

Tutto questo, grazie a un’organizzazione che ha spostato 60 persone in forza alla polizia municipale nel Coc, insieme a un solo addetto della protezione civile, Giovanni Rapisarda che lavora insieme a undici ausiliari, undici persone in smart working e 10 che sono invece stati esentati dal servizio. Una schiera silenziosa di persone, che da un mese, si danno da fare per restare accanto a chi non può uscire da casa ed è costretto a convivere con l’incubo del Covid-19. —

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